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L’oncologo Santoro
"Inutili i protocolli con casi disperati. Ecco gli effetti dei metodi tradizionali"

MILANO - Con la cura Di Bella il tumore continua la sua avanzata in oltre il 50% dei casi. È il verdetto emerso dalla sperimentazione della terapia del fisiologo modenese per 4 degli 11 protocolli approvati dal ministero. Ma sorge, immediato, un dubbio: con i farmaci chemioterapici questi malati (molti di loro sono deceduti) avrebbero avuto un destino migliore, sarebbero vissuti più a lungo? Molto si è scritto in questi mesi su questi preparati, che si impiegano da 50 anni fra successi e delusioni, ma che solo negli ultimi mesi hanno avuto l'onore delle prime pagine dei giornali: messi sotto processo come "killer" o ridotti al rango di fabbrica di illusioni. Tentiamo, invece, adesso un bilancio dei risultati della chemioterapia nelle forme tumorali che rientrano nei 4 protocolli dove pare aver fallito la terapia Di Bella, con l'aiuto di un noto oncologo estraneo a tutta la vicenda (non fa parte della Commissione oncologica nazionale, né il suo reparto è stato coinvolto nella sperimentazione), Armando Santoro, Direttore della Divisione di oncologia medica e di ematologia dell'Istituto Humanitas di Milano. "Ovviamente - afferma Santoro - il confronto è possibile solo per i protocolli 6 e 8 perché il 4 (cancro della mammella che non risponde alla chemio né alla ormonoterapia) e il 10 (neoplasie solide in fase estremamente avanzata con metastasi diffuse) comprendono situazioni "disperatamente" gravi dove tutte le armi terapeutiche sono spuntate e che probabilmente non avrebbero dovuto essere inserite nella sperimentazione del metodo Di Bella. Noi oncologi, in questi casi, ci rivolgiamo alla medicina palliativa, che cerca di migliorare la qualità di vita dei malati, togliendo loro il dolore, garantendo un supporto psicologico e alleviando, per quanto è possibile, i molti disturbi presenti". "Diverso il discorso - prosegue Santoro - per i protocolli 6 (cancro del colon e del retto in fase avanzata) e 8 (tumore dell'esofago diffuso ad altri organi, delle cavità nasali, della bocca, della faringe, della laringe) dove ci sono evidenze scientifiche inconfutabili sulla capacità della chemioterapia di allungare la vita. Per i tumori del colon-retto in fase avanzata, infatti, è dimostrato che un farmaco relativamente recente, il CPT-11, riesce a raddoppiare la sopravvivenza a un anno dal trattamento; comporta, però, degli effetti collaterali. Fra questi il più significativo, anche se poco frequente (20% dei malati), è la diarrea, in qualche caso così grave da richiedere il ricovero in ospedale. Ma anche un altro preparato con una bassissima tossicità, il tomudex, riesce a bloccare la malattia per un anno nel 25% dei casi. Per quanto riguarda i tumori del protocollo 8, la chemioterapia si basa essenzialmente sul cisplatino che, combinato con altri preparati, garantisce la regressione della malattia per un anno al 40% dei malati. Gli effetti collaterali sono soprattuto il vomito (presente nel 70% dei casi, ma ben contenibile oggi con farmaci capaci di ridurlo), una modesta perdita dei capelli, il calo dei globuli bianchi e la tossicità sui reni, che riusciamo a tenere sotto controllo". "Una cosa va, però, precisata; - conclude Santoro - dopo un anno dal trattamento nel 50% dei casi si verifica una ripresa della malattia e non sempre un nuovo ciclo di chemioterapia riesce a bloccarne l'evoluzione".

Di Franca Porciani

Il Corriere della Sera 31/07/1998
 
   
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