Rassegna stampa

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Gli oncologi italiani querelano in massa il professore
"Contro di noi solo bugie"

ROMA - Le accuse del professor Di Bella? Un cumulo di falsità. Così il Comitato Guida della sperimentazione ha replicato al fisiologo modenese. "Nessuna obiezione scientificamente fondata è stata avanzata dal professor Di Bella". "Tutta la sperimentazione è stata concordata con lui, e non è comunque sostenibile un disconoscimento a posteriori, dopo aver visto i risultati negativi e sulla base di un'affermazione quale "non ho avuto il tempo di leggere quello che firmavo"". E ancora: "È falso che non è stato mai invitato a partecipare alle visite di controllo, è falso che la somatostatina sia stata data senza siringhe temporizzate, è falso che non sia stata effettuata nessuna attività di controllo sulle modalità di assunzione dei farmaci". E il Comitato Guida conclude: "Si continua a contrapporre ai dati verificabili delle evidenze scientifiche le opinioni di persone che non hanno alcuna competenza medica e specifica". Ma non è solo il Comitato Guida a rispondere per le rime al professore modenese. Ieri l'Associazione nazionale degli oncologi ha querelato il fisiologo modenese, per aver definito come "delinquenti" i medici che hanno condotto la sperimentazione in Lombardia. "Abbiamo ritenuto di dover difendere la nostra dignità professionale da attacchi e da frasi altamente offensive - afferma il professor Francesco Cognetti, primario del Regina Elena di Roma - i colleghi lombardi, apprezzati in Italia e all'estero, hanno lavorato in condizioni difficili e non meritavano questo trattamento". Cognetti replica anche al farmacologo Silvio Garattini che ha accusato gli oncologi di non aver mai reagito alla prepotenza dei fan di Di Bella. "Se si fosse deciso di avviare immediatamente la sperimentazione, come succede ad esempio negli Stati Uniti per le terapie di non comprovata efficacia, la situazione non sarebbe precipitata - prosegue - invece siamo partiti sotto la pressione della piazza. Il cancro è una malattia spesso letale e noi dobbiamo agire senza pregiudizi e la mente aperta alle possibilità che la ricerca ci offre. Atteggiamenti rigidi non giovano né ai pazienti né alla ricerca scientifica". A Francesco Cognetti non va proprio giù l'affermazione del professore modenese, che ieri ha etichettato gli oncologi che hanno curato la sperimentazione come chi "compie ogni giorno omicidi colposi non può bocciare la mia terapia. La verità è solo quella mia". La sua replica è tagliente: "Non è la prima volta che usa parole pesanti nei nostri confronti e sono convinto che succederà ancora. Mi atterrisce una persona che afferma di avere l'assoluta certezza delle proprie convinzioni, che pensa possa esistere una sola verità. Gente che fa queste affermazioni, che non ha dubbi, mi mette paura. Nella nostra pratica quotidiana con i pazienti, i dubbi sono continui, ci poniamo continuamente degli interrogativi, discutiamo tra di noi per individuare la soluzione migliore per il paziente. Atteggiamenti come quelli del professore modenese non sono solo inaccettabili, ma pericolosi. La storia c'insegna che chi ha dichiarato di essere il depositario assoluto della verità ha sempre prodotto danni terribili". Il professor Francesco Cognetti ha partecipato alla sperimentazione, coordinando due dei quattro protocolli presentati ieri all'Istituto Superiore di Sanità. Ora il gruppo Di Bella annuncia che farà partire una controsperimentazione su circa 800 malati. È possibile che accada anche questo? "Le autorizzazioni vengono rilasciate dal ministero della Sanità e dai Comitati Etici - commenta Cognetti - chi non rispetta queste procedure è al di fuori e contro la legge. Mai ci siamo sottratti a questi dispositivi di legge assolutamente legittimi, e rispettati in tutto il mondo scientificamente avanzato. Non credo che il ministero possa tollerare atteggiamenti del genere, perché ha l'obbligo di difendere i pazienti". Cognetti ha seguito la sperimentazione su 30 pazienti e con amarezza fa il resoconto degli ultimi due mesi: "Molti sono deceduti durante la terapia, altri hanno deciso di abbandonarla per gli effetti tossici, altri ancora sono peggiorati. Ora restano in trattamento solo tre pazienti, quelli che sono risultati "stabili"".

di Mario Reggio

La Repubblica 30/07/1998
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