Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

L'anziano fisiologo rifiuta la "bocciatura" e i suoi fedelissimi annunciano esposti alla magistratura e nuovi test sui malati. Il professore accusa anche il ministero: "Avrebbe dovuto sorvegliare tramite i Nas che la preparazione dei medicinali fosse corretta, secondo i miei protocolli". Di Bella contrattacca: "Hanno fatto tutto senza lasciarmi controllare. Sbagliati pure i farmaci somministrati"
"Quella sperimentata non è la mia cura"

MODENA - Mai così curve, le sue spalle, come se oggi vi pesassero non 85 ma 150 anni. Né mai quest'uomo così minuto, sempre ripiegato su se stesso, è apparso piccolo come ora, mentre fa il suo ingresso in una torrida sala d'albergo, fra decine di ammalati di cancro che lo attendevano da due ore, e che ora lo applaudono in piedi. Ma l'impressione di fragilità finisce in un minuto. Eccolo, Luigi Di Bella, a 24 ore dalla bocciatura ministeriale della sua cura contro i tumori. "Chi mi ha bocciato? - sibila in piedi davanti al microfono, con la testa da cardellino che sembra beccare nell'aria - chi mi ha bocciato? Non è tollerabile che gente che si macchia tutti i giorni di omicidio colposo possa avere il coraggio o l'autorità di imputarmi l'insufficienza di una determinata terapia". Omicidio colposo? A chi si riferisce, agli oncologi della commissione ufficiale? "Lo chieda a se stesso", si sente rispondere il giornalista che fa la domanda. Ma una risposta è nella querela che l'Associazione italiana di oncologia ha sporto nei confronti di Di Bella per le dichiarazioni rilasciate dopo la diffusione dell'esito della cura in Lombardia. Nessun credito ai risultati della sperimentazione com'è stata fatta finora, un controstudio sui malati, e una raffica di esposti e denunce alla magistratura contro gli ospedali e gli oncologi "ufficiali": così, lo hanno appena annunciato, i fedelissimi dibelliani preparano la loro controffensiva. "Ma ora è lui, l'omino bianco, che elenca una per una le ragioni del nuovo, gran rifiuto. Primo, la sperimentazione della multiterapia fatta durante questi mesi in 86 centri di tutta Italia "non ha nulla a che fare" con la terapia Di Bella, "nessuno mi ha mai invitato in alcun centro: un professore ha detto il contrario? E’ solo una delle tante falsità. Io non ho mai messo il muso in alcun tipo di sperimentazione. Da chi sia stata fatta, su quali malati, con quali esiti: di tutto questo non ho saputo nulla. Mi hanno solo invitato con due fax all'ultima riunione, quella dell'altro giorno. Ho risposto con una raccomandata espresso: non posso venire perché tutta la sperimentazione non ha nulla a che fare con il mio metodo" ("E’ dal 5 maggio che l'avevamo detto", fa eco il portavoce dei dibelliani, Ivano Camponeschi). I 134 pazienti prescelti? "Di solito si studia un numero più alto di persone". I farmaci usati? "Non li ho creati io, ma le farmacie. E quante ce ne sono che hanno creduto di fare la preparazione giusta senza poi farla? Il ministero avrebbe dovuto sorvegliare, i Nas dei carabinieri avrebbero dovuto accertarsi che la preparazione fosse fatta bene, secondo i miei protocolli. Non è stato fatto, il ministero ha mancato al suo dovere verso i cittadini. Io stesso ho sequestrato alcune compresse e alcuni liquidi preparati nelle farmacie...". Dunque, è guerra su tutta la linea. Ce n'è per Rosy Bindi ("Prima era gentilissima con me... ma ora c'è un abisso"), e anche - sembra di intuire, perché il suo nome non viene fatto - per Romano Prodi, che l'altro ieri aveva pronunciato parole amare sulla multiterapia: "E’ riprovevole che persone dotate di grande autorità abbiano fatto certe affermazioni". Il clima della sala è ben sintonizzato su quest'onda. Nessun dubbio fra questi malati e i loro parenti, nessun dubbio fra i leader dei gruppi dibelliani piovuti qui da tutta l’Italia. E’ vero, manca uno dei più convinti, il pretore Carlo Madaro, alla vigilia elencato fra i partecipanti. Ma anche la sua assenza sembra già dimenticata. La grande speranza della multiterapia potrebbe essere finita l'altro ieri, con i risultati raggelanti della sperimentazione. E proprio l'altro ieri è stato celebrato il funerale di un bambino, uno dei primi pazienti curati con il metodo del fisiologo modenese. Ma per queste persone è come se nulla fosse accaduto. "Lo sappiamo, lo sappiamo perché ti disturbano, professore"; "Mia madre è morta in una settimana, e non certo per la somatostatina"; "Il professore ha compiuto un solo sbaglio, è entrato nella cripta del dolore". L'omino bianco non fa un gesto né dice una sillaba per spegnere questo fuoco, la marea della speranza che nessuna statistica riesce a ricondurre negli argini della ragione. Anzi, è proprio lui, con il suo capino piegato, a raccogliere tutte le voci nella sua, in una frase secca: "C'è una verità soltanto, ed è la mia"; ancora applausi, urla, mani protese. E un'altra ovazione scuote la sala quando lui mormora: "Io sono solo. Ma qui non si tratta di me, né soltanto della salute di noi modenesi. Si tratta della vita e della salute dell'Italia e se, permettete, del mondo". La controffensiva non passa solo per le emozioni. Anche perché, ovazioni a parte, queste potrebbero essere davvero le ultime mosse della partita. Così, ecco gli esposti e le denunce contro la sperimentazione. Con una premessa: "Non è solo il pretore di Torino, Guariniello, a condurre un'inchiesta sui protocolli per la sperimentazione: sappiamo che altre Preture sono già al lavoro". Ed ecco anche il controstudio statistico, "non una controsperimentazione ma un periodo di osservazione dei malati, per 6-8 mesi, secondo un rigido protocollo scientifico. E avremo anche una certificazione internazionale della casistica": le ultime parole di Camponeschi si perdono ancora fra gli applausi. E tuttavia, nascosto fra grida e battimani, un accenno velato di autocritica si coglie. Luigi Di Bella ripete più volte di non aver mai detto che la sua terapia è risolutiva, che cura tutti i tumori. E il figlio Giuseppe mostra ai giornalisti una lettera giunta dal Brasile, in cui si citano gli ottimi risultati della sperimentazione fatta laggiù su 20 pazienti. Come a dire: in altri Paesi funziona.

di Luigi Offeddu

Il Corriere della Sera 30/07/1998
 
   
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