Rassegna stampa

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Lo scontro politico continua. Buffo (Ds): la destra taccia. Conti (An): battuto il marxismo di Prodi. Il ministro: "Non abbandoneremo i malati". Ma il pretore Madaro chiede una verifica
Bindi: risultati seri, basta polemiche

ROMA - Seduta nel suo studio, il ministro della Sanità Rosy Bindi parla da vincitrice. Fin dall'inizio, seguendo le indicazioni dei suoi tecnici, aveva sostenuto che la cura non doveva essere data gratuitamente perché non esistevano i presupposti scientifici. E fu contestata dal "popolo di Di Bella". "E’ arrivato il momento di mettere fine alle polemiche - replica adesso, con calma, alle accuse mosse dai Di Bella sulla presunta irregolarità della sperimentazione -. Gli studi sono stati condotti secondo le regole internazionali. I risultati sono seri, verificabili e già verificati da esperti super partes". Ai malati, promesse e rassicurazioni: "Dopo un anno così difficile ce la metteremo tutta per combattere i tumori nel campo della ricerca, della prevenzione e dell'assistenza. Questa esperienza ci ha insegnato qualcosa. Invito i medici a riconsiderare il rapporto con i malati. E ai pazienti ripeto: non vi abbandoneremo, gli ospedali garantiscono tutta l'assistenza possibile". Ma la vicenda Di Bella non svanirà nei bollori di questo fine luglio surriscaldato. Il pretore di Maglie Carlo Madaro, autore di decine di ordinanze favorevoli alla cura, dà, infatti, un altro giro di vite. Per il 7 agosto ha convocato il direttore dell'Istituto superiore di sanità Giuseppe Benaggiano. Obiettivo, controllare che i lavori sui 10 protocolli (9, più quello molto più esteso, l'"osservazionale") siano stati portati avanti nel rispetto delle norme a livello di reclutamento dei pazienti. A Benaggiano sono stati richiesti gli elenchi dei candidati ammessi agli studi. Una commissione "super partes" svolgerà una perizia. Ma c'è anche chi chiede che si indaghi sul pretore e su quei magistrati che "hanno alimentato l'illusione della cura Di Bella": lo reclamano 6 deputati del gruppo Sdi, tra cui il segretario Boselli, in un'interrogazione a Flick e Bindi. E anche tra gli altri parlamentari continua lo scontro. Da una parte la sinistra, che si è sempre schierata a favore della chemio. Dall'altra, la destra che, con An in prima linea, ha appoggiato il canuto professore eleggendolo a simbolo di una "libertà di cura" negata dalla medicina ufficiale. L'Ulivo si fa avanti con Gloria Buffo, responsabile sanità di Ds: "Ammesso che An ora scelga il silenzio, la considero niente più che una tardiva presa di coscienza del fatto che in una certa sfera i partiti devono tenersi da parte". Dopo l'annuncio dei risultati negativi da parte dell'Iss, i paladini di Alleanza nazionale hanno infatti sospeso il fiume delle loro dichiarazioni. Giulio Conti, coordinatore della sanità di An, mette in dubbio la regolarità della sperimentazione. "Il caso Di Bella ha riportato l'attenzione su due grandi problemi: il diritto del paziente a curarsi come vuole e del medico a scegliere la terapia più opportuna in scienza e coscienza. E’ stato compiuto un grande passo in termini di umanizzazione e moralizzazione della sanità in contrasto con il massimalismo marxista del ministro e del governo". L'ex ministro della Sanità Raffaele Costa si inchina alla scienza, ma spiega: "Lo farei più volentieri se avessi la certezza che la sperimentazione ha seguito criteri rigorosi. Il governo ha atteso mesi prima di decidere una linea. Noi con l'Uk 101 avevamo agito diversamente".

di M. D. B.

Il Corriere della Sera 30/07/1998
 
   
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