Rassegna stampa

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L’inchiesta di Torino
La Pretura indaga: non convincono i metodi usati

MILANO - Sperimentazione sott'inchiesta. Vi è l'ipotesi di una "grave responsabilità" da parte di chi ha preparato i protocolli senza seguire alla lettera le indicazioni scritte dallo stesso professor Luigi Di Bella in un incontro al ministero della Sanità lo scorso 31 gennaio. E il giorno stesso in cui venivano divulgati i primi risultati della prova sui malati della "cura di Bella" gli ispettori del procuratore aggiunto presso la Pretura di Torino, Raffaele Guariniello, sono andati a Roma per effettuare alcuni accertamenti. Tra l'altro hanno preso visione delle cartelle cliniche dei pazienti che hanno preso parte ai 4 protocolli di cui sono stati dati i risultati definitivi. Soprattutto per vedere quali farmaci sono stati somministrati ai malati. Anche i tempi con cui si è arrivati ai dati conclusivi della sperimentazione non sembrano "quadrare" e aumentano i dubbi del pm Guariniello, che dallo scorso febbraio indaga per verificare se la commissione oncologica abbia applicato effettivamente la terapia anticancro messa a punto dal professore modenese. L'inchiesta aveva accertato che i protocolli, all'inizio, erano stati preparati senza seguire le indicazioni del professore: alcuni farmaci mancavano, altri non previsti da Di Bella (come il tamoxifene) erano stati invece inseriti. Dopo l'apertura del fascicolo giudiziario, il 5 maggio Di Bella e i componenti della Commissione oncologica si incontrarono a Modena per cercare un accordo. E il 26 maggio, il ministro della Sanità Rosy Bindi scrisse ai responsabili della sperimentazione invitandoli ad adeguare tutti i protocolli "al fine di escludere strumentali sospetti" a quelle "istruzioni per l'uso" che il professor Di Bella aveva scritto di suo pugno durante l'incontro del 31 gennaio a Roma e di cui non si era tenuto pienamente conto nella preparazione dei protocolli. L'inchiesta ha anche accertato che nessuno dei protocolli era stato firmato dal professore, che invece aveva siglato un verbale precedente ai protocolli stessi. Guariniello si chiede, innanzitutto, se l'invito del ministro agli sperimentatori sia stato rispettato. Soprattutto per quanto riguarda l'Endoxan, un chemioterapico che Di Bella ha dichiarato indispensabile per la sua multiterapia e che gli oncologi non avevano inserito. E, secondo quanto si è appreso in ambienti giudiziari, è già stato verificato dalle cartelle cliniche che alcuni pazienti si sarebbero ritirati prima delle modifiche concordate a maggio: anche questo potrebbe avere alterato in qualche modo la bontà dei risultati. Ultimo quesito: se l'Endoxan è stato introdotto nei protocolli a fine maggio, sono sufficienti meno di due mesi per valutare l'efficacia di una cura? Vi sono quindi delle responsabilità da chiarire: come quella degli sperimentatori che, secondo il magistrato, non avrebbero risposto in modo adeguato all'incarico affidato loro dal ministro della Sanità. "Queste indagini - avverte però Guariniello - non sono né a favore né contro la terapia: io mi rifiuto di appartenere a qualsiasi schieramento. Lo scopo è soltanto quello di cercare di capire che cosa è successo e che cosa sta succedendo". Ma gli oncologi del Comitato guida per la sperimentazione hanno ieri replicato: "Tutta la sperimentazione è stata concordata con il professor Di Bella: sono stati condivisi i protocolli e lo schema terapeutico iniziale punto per punto".

di Mario Pappagallo

Il Corriere della Sera 30/07/1998
 
   
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