Rassegna stampa

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"Ha fallito la commissione non la nostra terapia"
L'ira del professore: li denuncio

MODENA - "Me l'aspettavo". Poi via con i pugni chiusi lungo il corpo. Luigi Di Bella appena ha saputo della bocciatura si è rinserrato nel suo studio, nella villetta di via Mariani, alla periferia ovest di Modena. A lavorare e a preparare un nuova fase della sua lunga guerra. Più dura di quelle precedenti, ormai senza più armistizi, mediazioni, tavoli di incontro. Malattia contro malattia, purtroppo, dolore contro dolore ben più che il banale muro contro muro. Oggi il professore e i suoi dovrebbero fra l'altro annunciare la denuncia per abuso e/o omissione d'atti d'ufficio della commissione del ministero. Al loro fianco, testimoni pieni di dolore, alcuni dei malati della stessa sperimentazione. "Per dire che il fallimento è della commissione e non del professore, che il metodo usato non è stato il suo, che vi sono state scorrettezze ed irregolarità. Persino vessazioni". Ieri è stata giornata di telefonate vorticose fra Di Bella, suo figlio Giuseppe, l'avvocato Enrico Aimi, coordinatore legale della battaglia, Ivano Camponeschi, il portavoce. "Ora - dice quest'ultimo - avvieremo una sperimentazione nostra senza trucchi di altri medici". Si sono studiate strategie, presenze in grado di raccontare le attenzioni diverse che circondano Di Bella. Fin la sede della conferenza delle 14.30 è stata dosata: l'hotel Raffaello, comodo da raggiungere dall'autostrada di Modena Nord, vicino alla casa del professore. L'appuntamento è destinato ad essere un raduno, di malati, rabbia, speranza, delusione. Sono attese tutte le associazioni che sostengono il professore. Ci saranno anche il pretore di Maglie, Carlo Madaro, e Giuseppe Tarozzi, il professore dell'università di Modena responsabile della società che cura le ricerche scientifiche di Di Bella. Un mondo intero è spinto a scendere in battaglia (i toni nella villetta di via Mariani sono ormai quelli) contro quello che si potrebbe chiamare il tradimento romano se mai da queste parti si fosse davvero confidato nella possibilità di arrivare a qualche risultato con Rosi Bindi & C. Le stesse parole di Prodi sono scrollate di dosso con fastidio, in una contrapposizione destinata a diventare - An è ormai il riferimento di Di Bella - anche decisamente politica. Le accuse sono piene di ira e ormai sentite molte volte. "Intanto i malati arruolati erano, sono quasi tutti terminali e se il 25 per cento è morto dopo due mesi non può certo essere addebitato a Di Bella". Poi c'è il problema della tossicità, sul quale spara l'avvocato Aimi. "Non è possibile che la cura venga considerata tossica visto che ha superato la fase 1, quella destinata a simili accertamenti. Se nella fase 2 si sono verificate intossicazioni vuol dire che o la composizione dei farmaci era sbagliata o era sbagliata la somministrazione". Si sbandiera l'inchiesta del procuratore Guariniello sull'argomento, si sventolano difformità fra il protocollo consegnato da Di Bella al ministero e i farmaci effettivamente somministrati nella sperimentazione. "E poi - si arrabbiano i dibelliani - almeno un centro di sperimentazione potevano affidarlo al professore".

di Marco Marozzi

La Repubblica 29/07/1998
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