Rassegna stampa

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Polemico il farmacologo Garattini: "Risultati scontati, ora qualcuno paghi"
"Hanno dimostrato che gli asini non volano"

MILANO (c.br.) - "È come se la sperimentazione avesse dimostrato, alla fine, che l'asino non vola. Sarei rimasto sorpreso nello scoprire il contrario". Non contiene il sarcasmo il professor Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, nel giorno della disfatta di Luigi Di Bella. Usa parole di fuoco: "Che tutto non finisca qui. Qualcuno deve pagare". Come mai ha sempre avuto tanta sicurezza nell'opporsi al metodo Di Bella? "Era molto inverosimile che una persona completamente isolata dal contesto scientifico fosse riuscita a trovare un rimedio utile a guarire il cento per cento dei tumori. E in più la sclerosi multipla, l'Alzheimer...". La suggestione di massa è stata grande. Di chi è la colpa? "I pazienti e i familiari dei pazienti tumorali sono altamente fragili. La tv e la stampa hanno costruito lo spettacolo senza il minimo senso critico. Adesso mi auguro che con altrettanta forza facciano capire alla gente che è stata soltanto un'illusione. Anche gli oncologi sono stati molto deboli, non hanno fatto sentire la loro voce. Certo era impopolare opporsi di fronte a migliaia di persone nelle piazze" Cosa avrebbero dovuto fare gli oncologi italiani? "Farsi sentire. Alzare la voce. Rifiutarsi di fare cose inutili". Come si è comportato in tutta questa vicenda il governo e il ministro della Sanità? "Il ministro è stato l'unica persona che ha mantenuto una sua linea. Si è comportato bene". Per uno scienziato cosa è stato il caso Di Bella, un fenomeno new-age? "Sì. Abbiamo fatto ridere il mondo. I più gentili hanno parlato della solita commedia all'italiana. È stato uno spettacolo. C'è stato perfino un partito politico che, evidentemente alla ricerca di qualche voto in più, ha invitato il figlio di Di Bella al proprio congresso nazionale, cosa che non c'entra assolutamente nulla". Il professor Di Bella ha già annunciato per oggi una conferenza stampa nella quale denuncerà irregolarità e scorrettezze nella sperimentazione. "Fin dal primo giorno Di Bella non ha fatto altro che ripetere che non era necessaria la sperimentazione, perché sarebbe stata fatta male, ci sarebbero stati degli imbrogli. Tutto già visto. Questo è il paese dei miracoli".

La Repubblica 29/07/1998
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