Rassegna stampa

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La replica dell'anziano medico annunciata per oggi a Modena: "I pazienti racconteranno le vessazioni e le scorrettezze subite". Un'ammalata: "Con la cura io mi sento molto meglio". Mentre Marco, sette anni, ha ripreso a camminare. Il pretore Madaro contesta i risultati: "Conosco molti malati guariti, nominerò io esperti super partes"
Ma i fedeli del professore: gravi irregolarità

MODENA - Non si arrendono i "dibelliani", cioè i più fedeli sostenitori di Luigi Di Bella. Ieri, mentre le agenzie di stampa diffondevano le brutte notizie sulla sperimentazione, hanno preferito mantenere il silenzio. Ma per oggi, hanno annunciato una conferenza stampa a Modena con la partecipazione di pazienti, familiari, medici, capi dei movimenti fiancheggiatori: "Evidenzieremo irregolarità e scorrettezze della sperimentazione in corso... e faremo ascoltare dalla viva voce dei pazienti tutte le scorrettezze e vessazioni che hanno dovuto subire da alcuni centri di sperimentazione". All'incontro dovrebbe intervenire anche Carlo Madaro, il pretore di Maglie (Lecce) che dallo scorso inverno si è schierato a difesa del metodo Di Bella, imponendo anche con le sue ordinanze la somministrazione della cura. Ieri il magistrato, che si trovava in vacanza nel Salento, ha attaccato i criteri seguiti nella sperimentazione: "Non me la sento di prendere per buoni i suoi risultati, perché io conosco personalmente malati che si curano da tempo con quella terapia e hanno recuperato la salute. Qui in Salento ci sono centinaia di persone che si curano così, grazie anche ai miei decreti, e continuano ad avere risultati positivi". Madaro ha anche detto che egli stesso incaricherà alcuni esperti "super partes" di dare un giudizio di merito tecnico-scientifico. Ma le parole del magistrato sono state diffuse proprio nelle stesse ore in cui, a Parabito in provincia di Lecce, venivano celebrati i funerali di un bambino di due anni e mezzo: era stato il primo, con altri quattro malati, ad ottenere la somministrazione della terapia grazie all'ordinanza di Madaro. Altri malati hanno raccontato ieri le loro storie. Favorevole a Di Bella, la testimonianza dei familiari di Marco, sette anni, un bambino romano colpito da un tumore all'encefalo. A dicembre, subito dopo la diagnosi, non riesce più a camminare. I genitori portano Marco da Di Bella. Passano i mesi. "Oggi - dice il padre del bambino - Marco cammina, anzi ha ripreso a correre in bici". Invece Silvana, 68 anni, dice di essere "un caso a metà": ha iniziato la terapia Di Bella in gennaio, dopo tre cicli di chemioterapia fatti "con risultati discreti ma anche effetti collaterali insopportabili". Oggi, prosegue nella cura Di Bella ma anche nei controlli all'ospedale: "Io mi sento molto meglio ma non so proprio dire perché. Non so se il merito è della cura Di Bella o invece della chemio, il cui effetto può arrivare anche dopo la fine del trattamento". Invece Anna, 53 anni e due figli, non ha ricevuto benefici dalla somatostatina, e perciò è tornata alla medicina tradizionale. Alla terapia Di Bella arrivò dopo 12 cicli di chemioterapia. Ha sperato per sei mesi, ma per i troppi farmaci "mi ero intossicata e nel frattempo il male aveva ricominciato a correre".

Il Corriere della Sera 29/07/1998
 
   
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