Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

Di Bella: "Datemi un reparto e farò io la sperimentazione"
"Oncologi, siete tutti delinquenti"

MILANO - Il professor Di Bella ha deciso di puntare in alto. Ieri ha chiesto alla regione Lombardia la disponibilità di un reparto di medicina in cui curare, sotto la sua diretta sorveglianza, 20- 30 malati. Di Bella, l'anziano fisiologo di Modena, ha fatto sapere attraverso il figlio Giuseppe, di voler tornare in ospedale, avere una corsia tutta sua, dove seguire un gruppo limitato di pazienti. Tutto questo in Lombardia, la regione in cui operano quegli oncologi che ieri Luigi Di Bella ha chiamato "delinquenti" perché "hanno definito sconfortanti i risultati della sperimentazione fatta su 333 malati". In effetti, secondo i dati della sperimentazione lombarda, solo in un caso si è registrato un lieve miglioramento, mentre per tutti gli altri la cura non ha dato benefici. Ma tant'è. Di Bella è sicuro di avere ragione, di essere vicino alla scoperta della chiave che blocca lo sviluppo del cancro e così scaglia frecciate pesanti contro i colleghi lombardi. Intanto continua la sua battaglia e, con un colpo di scena inatteso, annuncia l'intenzione di incontrare il presidente della giunta lombarda, il neo forzista Roberto Formigoni. La richiesta di una "corsia Di Bella doc" è di quelle che faranno discutere. Il professore, infatti, non si accontenta più di dare il via libera alla sperimentazione del suo farmaco, vuole essere lui a portare la sua cura in un ospedale pubblico. Possibilmente lombardo. Perché? Di Bella avverte una sorta di feeling con i vertici della Regione Lombardia che hanno investito 9 miliardi per curare 333 malati di cancro con il "cocktail della speranza". La risposta di Formigoni è "sì, caro professore, incontriamoci e discutiamone". Ma da abile politico Formigoni non va oltre: "Io dico che la richiesta si può discutere ma devono essere i nostri oncologi, i nostri esperti a dire se questa proposta è praticabile o no". Il presidente della giunta Formigoni è orgoglioso della sperimentazione fatta in Lombardia. E ribadisce che, nonostante le critiche, lui sarebbe pronto a ripetere l'operazione. "È vero che abbiamo speso 9 miliardi - spiega - in pratica con mille lire a testa i nove milioni di lombardi hanno sostenuto una sperimentazione che ha "salvato" una vita e stabilizzato le condizioni di salute di 100 malati su 300. Davvero, non mi sembra un brutto risultato". Ma sul costo miliardario di questa cura vuol vederci chiaro il deputato dell'Ulivo Nando Dalla Chiesa: "Porterò la regione Lombardia davanti alla Corte dei conti - annuncia il parlamentare - qui lo spreco è stato realizzato sulla pelle della gente per purissimi calcoli politici e ragioni di scontro ideologico tra Regione e Stato, Polo e Ulivo. Almeno sotto il profilo contabile, qualcuno dovrà pur pagare". "Certo, dispiace che tanta gente sia stata inutilmente delusa, del resto il fallimento della sperimentazione lombarda della somatostatina era atteso. Credo che nessuno si sia stupito", dice il professor Silvio Garattini, il noto farmacologo che non ha mai nascosto la sua totale avversione per cure che "non siano state vagliate scientificamente". E aggiunge: "Spero che tutto quello che è successo ci serva da lezione, non si possono trattare i malati come cavie". Ma il professor Francesco Cognetti, membro della task-force ministeriale che segue la sperimentazione ufficiale della cura Di Bella, si dimostra ancora speranzoso: "I dati lombardi sono certamente affidabili ma la valutazione globale sulla multiterapia Di Bella arriverà a fine luglio. Solo allora si saprà se il cocktail ha funzionato oppure no".

di Laura Asnaghi

La Repubblica 12/07/1998
http://www.repubblica.it  
   
indirizzo di questo documento: http://www.atsat.it/articolo.asp?id_articolo=273
   
<<:: Torna alla versione per schermo

AVVERTENZA: L'associazione A.T.S.A.T. non assume alcuna responsabilità nel caso di eventuali errori contenuti negli articoli o di inesattezze in cui fosse incorso nella loro riproduzione sul sito. Tutte le pubblicazioni su ATSAT.it avvengono senza eventuali protezioni di brevetti d'invenzione; inoltre, i nomi coperti da eventuale marchio registrato vengono utilizzati senza tenerne conto.