Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >


Camponeschi: non hanno seguito la vera terapia. Era da incoscienti aspettarsi indicazioni positive

ROMA "Non ci stupisce affatto, quella fatta nei centri "ufficiali" milanesi non era la vera terapia Di Bella era chiaro che i risultati non ci sarebbero stati". Ivano Camponeschi, portavoce del professor Luigi Di Bella, commenta così i dati, ritenuti "sconfortanti" dagli oncologi, relativi ai primi 333 casi sottoposti in Lombardia a "sperimentazione osservazionale". "Sin dall'inizio - ha spiegato Camponeschi - noi abbiamo criticato l'uso indiscriminato della terapia e il ricorso a prodotti galenici preparati da farmacie non controllate". E d'altra parte, ha aggiunto, "basta che la melatonina e il complesso di retinoidi, due delle quattro sostanze base della multiterapia Di Bella, siano preparate in modo non corretto perché la cura perda almeno il 50 % della sua possibile efficacia". Per di più, ha aggiunto, "quasi tutte le persone sottoposte a questa sperimentazione osservazionale hanno avuto la melatonina senza la siringa temporizzata. Oltre al fatto che si trattava, come si sa, di pazienti terminali". In queste condizioni, ha sottolineato il portavoce del fisiologo modenese, "aspettarsi risultati positivi era da incoscienti. Il professore ha un unico rammarico - ha sostenuto Camponeschi - quello di essersi fidato per troppo tempo di organismi che tutto avevano come obiettivo tranne quello di fare le cose per bene". "I risultati che alcuni oncologi hanno definito 'sconfortanti' sono in realtà preoccupanti per la stessa categoria degli oncologi che, impotente di fronte ai malati terminali, vede con l'applicazione della Mdb un paziente su tre privo di una progressione tumorale": è quanto ha affermato l'avvocato Enrico Aimi, legale del professor Di Bella, commentando i dati diffusi oggi sulla sperimentazione nelle 32 strutture lombarde. Ma secondo l'avvocato Aimi, la sperimentazione in Lombardia si tinge anche di giallo: "I dati che sono stati diffusi dicono che ci sono stati 112 casi di tossicità su 480 pazienti, quando i pazienti sottoposti alla sperimentazione sono invece 330. E poi, com'è possibile un numero così elevato se il Ministero della Salute e la medicina ufficiale hanno avviato la fase 2 della sperimentazione dopo aver superato la fase 1 che è proprio quella relativa alla tossicità dei farmaci? Se la cura non è tossica, risulta assai singolare che ci siano 112 casi di intossicazione, il che può lasciare il dubbio circa l'esatta applicazione".

Il Corriere della Sera 11/07/1998
 
   
indirizzo di questo documento: http://www.atsat.it/articolo.asp?id_articolo=276
   
<<:: Torna alla versione per schermo

AVVERTENZA: L'associazione A.T.S.A.T. non assume alcuna responsabilità nel caso di eventuali errori contenuti negli articoli o di inesattezze in cui fosse incorso nella loro riproduzione sul sito. Tutte le pubblicazioni su ATSAT.it avvengono senza eventuali protezioni di brevetti d'invenzione; inoltre, i nomi coperti da eventuale marchio registrato vengono utilizzati senza tenerne conto.