Rassegna stampa

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Intorno a lui una dozzina di persone: volontari, pazienti, vecchi amici. E i due figli
Dal biografo al guardaspalle tutti gli uomini del professore

MODENA - La persona che Luigi Di Bella forse vorrebbe vicino a sé in questi giorni frastornanti è l'unica che non può esserci: Maria Teresa Rossi, per lui "Deda", sua allieva e poi collega all'università di Modena, la prima a credere in lui, è morta dieci anni fa. Le pareti della casetta modenese dove il professore anti-cancro vive come in una fortezza assediata sono affollate in modo quasi ossessivo da ritratti di lei: disegnati, dipinti, fotografici. Senza Deda, e senza la moglie Francesca scomparsa nel 1993, all'età di 85 anni Luigi Di Bella è un uomo solitario, anche se non può uscire di casa senza essere circondato e quasi aggredito da decine di persone che lo invocano come un salvatore. Attorno a lui, nella battaglia per la sua terapia, non c'è più di una dozzina di persone: volontari, vecchi amici, pazienti e loro parenti, per i quali la parola "staff" è larga come un vestito largo: un gruppo senza gerarchie e nessuno che possa pretendere di possedere davvero le chiavi del cuore del silenzioso professore. Forse neppure i figli, che lo custodiscono come un gioiello ambìto da ladri e furfanti. Giuseppe Di Bella, il primogenito, ha 57 anni e ha un avviato studio di otorinolaringoiatria a Bologna, nella centrale via Marconi: ma da mesi trascura le tonsille dei suoi pazienti per essere interprete ufficiale e portavoce del padre. Adolfo, 52 anni, è funzionario di banca e, vivendo a Modena, raccoglie preoccupato ogni sera le fatiche e le amarezze di papà Luigi: "Darei tutta la sua popolarità per farlo vivere un anno in più". Le chiavi, se non del cuore, almeno del portone di via Marianini le ha Angela Cuoghi, 47 anni, pensionata Telecom: le tocca il compito poco invidiabile di chiuderlo, il portone, davanti alle insistenze dei malati che chiedono al professore la grazia di una visita, mentre lui ormai riceve solo gli antichi pazienti. La porta però si apre per Alberto Grandi, che nell'83 la varcò con la moglie malata, ed oggi è lo schivo, invisibile organizzatore logistico delle conferenze che Di Bella tiene, o almeno teneva, a intervalli regolari; e per Gaetano Russo, corpulento, nerobarbuto ex sottufficiale dei Carabinieri, autista e guardaspalle del professore in tutte le uscite pubbliche. Nel sancta sanctorum della palazzina, studio e laboratorio, ha libero accesso ormai solo Silvia Minuscoli, non ancora trentenne specializzata in pediatria oncologica: è figlia di Giancarlo Minuscoli, forse il primo medico a seguire le indicazioni di Di Bella, fin da quando, nel '64, era uno dei suoi specializzandi; ora, ad Albino Villalta, Bergamo, applica la cura ai suoi pazienti; come fanno una dozzina di altri professionisti, i cui nomi figurano in un elenco ufficialmente smentito e ufficiosamente comunicato ai malati in attesa: tra loro Achille Norsa a Verona, Mauro Madarena e Fabio Goffredo a Roma, Mario Rovati a Milano, Michele Casentino a Catania. A Bologna, investito di una fiducia che dura da mezzo secolo, Vigildo Ferrari è il farmacista di fiducia di Di Bella: l' unico autorizzato a preparare, nella sua bottega di via Dagnini, la soluzione di melatonina e vitamine che è uno dei cardini della terapia. Sul versante pubblico, il più "politico" del gruppo è senz'altro Enrico Aimi, 37 anni, l'avvocato di fiducia, querelatore e querelato dal ministro Bindi: coordinatore modenese di Alleanza Nazionale (fu anche candidato alla Camera, nel '94, nella rossa Modena: prese 7.870 voti, oggi forse sarebbero molti di più), ha procurato a Di Bella i contatti per entrare a Montecitorio e all'Europarlamento. Ubiquo, irruente e difficilmente controllabile è Ivano Camponeschi, 46 anni, portavoce e uomo delle pubbliche relazioni ma poco diplomatico, infiammabile come un cerino: pubblicista, sul biglietto da visita un affollamento di attività, turismo, marketing, comunicazione. A organizzare l'att esa e la rabbia dei malati ci pensa Patrizia Mizzon, madre di un piccolo malato e presidente dell'Aian di Roma, la più attiva delle associazioni di malati pro-Di Bella (ne esistono anche a Trento e a Bologna). Ma l'arma più formidabile di mobilitazione è in mano a Ilario Di Giovambattista, trentenne direttore di RadioRadio, l'emittente romana che da quattro anni martella ogni giorno a favore del professore, organizzando pellegrinaggi dai pretori "della speranza" e mobilitazioni davanti alla Rai, telecronacati in diretta da Stefano Molinari. Non manca a Di Bella neppure il biografo autorizzato: Mauro Todisco, medico di Grottammare noto come inventore della "Crono-dieta". Il suo libro, in vendita su Internet, ha un titolo che lascia pochi margini al dubbio: Non morirai di questo male.

di Michele Smargiassi

La Repubblica 15/01/1998
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