Rassegna stampa

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Il professore collabora e tiene "lezione" agli oncologi. Soddisfatta la Bindi: Umberto Veronesi coordinerà la task force che fisserà il protocollo per lo studio: si inizia con 300-400 malati
Cura Di Bella, verità tra un anno

ROMA - Ha parlato ininterrottamente per circa un'ora, seduto in cattedra accanto al ministro Rosy Bindi, narrando ai colleghi la sua storia di ricercatore incompreso che ha trovato la cura per vincere i tumori. La platea lo ha ascoltato in rispettoso silenzio mentre lui esponeva la sua filosofia scientifica. Verso le quattro del pomeriggio sono usciti tutti quanti fuori dall'auditorium esibendo grande soddisfazione. Col ministro che annunciava: "L'avvio della collaborazione è stato positivo". È finito così l'atteso confronto fra Luigi Di Bella e la comunità scientifica ufficiale rappresentata dalla Commissione oncologica nazionale al gran completo (mancava il premio Nobel Dulbecco). La guerra è finita. Ora si pensa alla sperimentazione del metodo anticancro: partirà e in tempi rapidissimi in 15-20 centri italiani. L'anno prossimo, più o meno di questi tempi, i malati sapranno se il metodo terapeutico utilizzato dal fisiologo modenese è un'illusione oppure se è davvero un'arma efficace contro le neoplasie. Il protocollo, vale a dire lo schema che definisce i particolari dello studio, sarà messo nero su bianco in tempi record (una settimana) da un gruppo ristretto, formato da una decina di esperti italiani (alcuni della stessa commissione, altri della Commissione unica del farmaco), da oncologi stranieri, da Di Bella e qualcuno della sua équipe. I particolari della sperimentazione li ha spiegati Umberto Veronesi che coordinerà il gruppo ristretto assieme a Renzo Tomatis. Si comincerà a provare l'associazione terapeutica su 300-400 malati in parte già curati con altre terapie (per vedere se il metodo può aggiungere qualcosa ai trattamenti canonici), in parte mai sottoposti ad altre cure. La ricerca ha tempi variabili, dai 3-4 mesi a un anno. È ancora da stabilire su quali tipi di tumori provare, ma saranno molto pochi (uno potrebbe essere il cancro al polmone). In quanto ai farmaci, Di Bella si è impegnato a indicare 4-5 composizioni con uniformità di dosaggio che verranno preparate, per ciò che concerne le sostanze non in commercio come la melatonina, dal laboratorio di chimica dell'Istituto superiore di Sanità. "Uno studio servirà a validare il metodo, l'altro a verificare se sarà utile in aggiunta alla chemioterapia - ha detto Veronesi -. Dopo gli scambi con Di Bella e l'analisi delle cartelle abbiamo elementi in più sull'azione biologica di alcune sostanze, come somatostatina e retinoidi". I lavori della commissione erano cominciati la mattina con l'esame delle 71 cartelle cliniche inviate dai malati. Soltanto 27 sono risultate utili per ricavarne informazioni, 35 erano poco documentate o appartenevano a pazienti che avevano cominciato la cura da pochi mesi, 5 devono ancora essere aperte. "Non sempre è chiaro se i miglioramenti dei malati sono da attribuire all'effetto della chirurgia e della chemioterapia piuttosto che al metodo. In due, tre casi però si può supporre che i risultati siano dovuti a quest'ultimo", dice Giuseppe Benagiano, direttore dell'Istituto superiore di Sanità.

di Margherita De Bac

Il Corriere della Sera 15/01/1998
 
   
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