Rassegna stampa

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Due gli incontri alla Camera per il fisiologo modenese Il primo in commissione affari sociali, il secondo coi parlamentari di An Istituito un telefono "rosso" tra il professore e Rosy Bindi E al ministro e ai politici ha ribadito: "Io non vendo acqua di Lourdes" Di Bella chiede anche le dimissioni del presidente dell'Ordine: invitava a "denunciare" chi prescriveva la cura
"Alcuni medici truffano i malati con il mio nome"

ROMA - Per un uomo di 85 anni è stata una giornata molto faticosa, passata a correre dalla Camera al ministero e viceversa. Il segreto di Luigi Di Bella si chiama melatonina, non solo perché è una delle sostanze della sua terapia ma anche perché è lui stesso a prenderla per mantenere la freschezza. Lo ha raccontato in uno dei rari momenti in cui non ha parlato di cellule tumorali e del modo in cui le tiene a bada: "Lavoro anche 16-18 ore al giorno. E prendo anche qualcuna delle pillole che do ai malati". E i suoi collaboratori, per evitare malintesi, si sono affrettati a spiegare che la melatonina in questo caso non viene usata come antitumorale. Gli appuntamenti istituzionali del medico attualmente più popolare d'Italia ("non vendo acqua di Lourdes", ha ripetuto) sono cominciati nella tarda mattinata. Il presidente della commissione affari sociali della Camera lo ha invitato a un'audizione davanti ai deputati di tutti i partiti: "Serviva un approfondimento sereno - dice Marida Bolognesi -. Le cose che ha detto resteranno agli atti. In realtà ci aspettavamo di più. Ci ha dato risposte vaghe. Gli abbiamo chiesto quanti malati avesse guarito e ha ribattuto dicendo che nessuno è morto per colpa della sua terapia. Non basta". Poi al ministero, dove l'attendono il ministro Rosy Bindi e l'"esame" degli esperti della commissione nazionale oncologica. Di Bella arriva al ministero verso le due, a digiuno. Dopo l'audizione alla commissione affari sociali della Camera non c'era tempo per mangiare. Prende un caffè in biblioteca con la Bindi e il responsabile dei carabinieri per la Sanità Alfio Nino Pettinato e poi entra in commissione. Alla fine del suo lungo discorso i colleghi gli hanno fatto qualche domanda a proposito, per esempio, della presenza di antiblastici fra i farmaci del cocktail. Lui ha risposto di usarne a bassi dosaggi e per periodi prolungati. Ha affermato che nessuno fra i suoi malati non ha risposto alla terapia. "L'impressione che ho avuto di lui? Un uomo anziano, animato da passione e frustrazioni accumulate in passato", lo giudica Leonardo Santi, direttore dell'Istituto tumori di Genova. Il professore è volato via verso le quattro, destinazione Montecitorio. Non senza avere ancora una volta stretto davanti ai flash la mano del ministro e averle offerto la prova della riconcilazione chiedendole indirizzo e telefono personale. Una linea diretta (lo chiamano già telefono rosso) che utilizzerà se avrà problemi con la commissione. La Bindi sembra rilassata, e come non potrebbe esserlo dopo i brutti momenti passati per colpa di questo caso così spinoso? Annuncia: "Il professore ha messo a nostra disposizione la sua esperienza. Ci mostrerà il suo archivio e lavorerà con noi. Da oggi finalmente si torna a parlare solo di medicina. D'ora in poi ogni dibattito politico o altri interventi istituzionali rovineranno l'accordo". Nel pomeriggio Di Bella torna a Montecitorio per l'incontro con i parlamentari di An, che lo hanno sempre sostenuto. Ed è qui che si lascia andare a considerazioni molto pepate. La più forte è diretta contro il presidente dell'Ordine dei medici Aldo Pagni che alcuni giorni fa aveva invitato i medici a segnalare i colleghi che prescrivevano il metodo a base di somatostatina come antitumorale. "Io chiedo le sue dimissioni - tuona il professore -, neppure un regime poliziesco avrebbe mai fatto quello che ha fatto lui. L'indicazione che ha dato è da codice penale". Pagni, che come esperto della commissione oncologica lo aveva incontrato poco prima, si meraviglia: "Perché non mi ha accusato direttamente? Perché lo ha detto dopo aver avuto con noi una riunione collaborativa? La mia impressione è che ci sia una strumentalizzazione. Evidentemente era più utile fare quelle affermazioni nell'ambito di An". Ai parlamentari di An (i deputati dell'Ulivo, invitati come tutti i deputati, hanno disertato) Di Bella ha detto di essere preoccupato perché molti medici, utilizzando il suo nome, stanno "spillando soldi ai malati, andando a raccontare di essere miei allievi". Il suo legale Enrico Aimi conferma e annuncia diffide nei confronti dei medici che spacciano le loro cure col metodo Di Bella. Sono arrivate molte segnalazioni di "impostori" da parte dei pazienti che hanno consentito di svolgere accertamenti. Oggi delle ripercussioni economiche del caso Di Bella si parlerà a Palazzo Chigi per la conferenza fra Stato e Regioni. Al centro del dibattito, il problema della somministrazione della somatostatina.

di R. I.

Il Corriere della Sera 15/01/1998
 
   
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