Rassegna stampa

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La rivincita del professore, in 14 ore si è tolto tutti i sassolini dalle scarpe

E la questione non poteva essere sciolta dai deputati della commissione affari sociali della Camera presieduta da Marida Bolognesi. Ma pare fuori discussione che per il vecchio professore, ripartito arzillo ieri sera per la sua Modena (che aveva lasciato in macchina alle cinque e mezzo di mattina) dopo quattordici ore passate senza mangiare neanche un biscotto e così pesanti da rompere la schiena a gente molto più giovane e aitante, quella di ieri è stata la giornata della rivincita. Rivincita sul silenzio, sull'isolamento, sull'emarginazione di una vita intera, trascorsa a visitare moltitudini di disperati in coda dall'alba davanti al villino della periferia modenese che lui stesso, tra un esame e l'altro per ottenere le tre lauree che ha, costruì con le sue mani, alternando cazzuola e stetoscopio, calce e trementina. Rivincita su una classe medica con "pochi santi e tanti asini" che per decenni si è rifiutata non solo di accettare i metodi di quell'omino baffuto ma perfino di riconoscerne l'esistenza, bollandolo come una specie di stregone, più simile al mago di Arcella che a un docente universitario, affaccendato intorno a pentoloni di pozione magica piuttosto che a provette di laboratorio. Un disprezzo ricambiato. Basti sentire come Luigi Di Bella risponde a chi nel pomeriggio, davanti a deputati e cronisti riuniti nella sala delle riunioni di An (dove lo stesso simbolo del partito è stato fatto togliere da Pinuccio Tatarella perché "non si tornasse su questa storia che la chemioterapia è di sinistra e la somatostatina di destra"), gli chiede un parere sui giudizi irridenti ("ogni anno c'è chi scopre la terapia per il cancro o l'Aids ma poi?") espressi da Silvio Garattini, il potente direttore del Mario Negri" di Milano. Ascolta la domanda, accenna appena a un vibrar dei candidi baffetti e, con quel suo strano strascicare di vocali siciliane e di "esse" emiliane, dice: "Quel signore, che non posso neanche nominare perché è un menagramo, è un farmacologo di quelli che non ha mai tastato un polso". E non basta: "La farmacologia, guidata da gente come questi soggetti, è finita in un baratro dal quale oggi fatica a risollevarsi". Forte dell'appoggio fideistico di tutti i suoi pazienti, dell'intervento dei pretori su cui scherza Francesco Cossiga ("Non vorrei che andando avanti così chi è contrario alla moneta unica si rivolgesse ai pretori per impedire l'ingresso in Europa"), dell'apertura di credito di una parte del mondo politico improvvisamente sensibile alla faccenda, dei segnali di pace lanciatigli da Rosy Bindi, Luigi Di Bella ha deciso di togliersene diversi, di sassolini dalle scarpe. Contro l'Ordine dei medici perché "neanche un regime poliziesco avrebbe mai fatto quello che ha fatto il suo presidente chiedendo a tutti i medici di non prescrivere la somatostatina: una cosa da codice penale, il meno che si possa dire è che Pagni dovrebbe dare le dimissioni". Contro "le tradizioni e le lobby ispirate a gretti interessi di casta". Contro "gli interessi particolari delle case farmaceutiche". Contro chi muove al suo metodo l'obiezione del prezzo: "Sono stato attaccato con l'accusa che il mio protocollo è insostenibile finanziariamente". E scandisce: "Non-è-ve-ro". Non dice, come Primo Mastrantoni, segretario dell'Associazione per i diritti degli utenti e dei consumatori, che il "prodotto base della somatostatina ha un prezzo base di 4 mila lire al milligrammo" e dunque quelli che vendono confezioni da 3 milligrammi a 516 mila lire si comportano "come strozzini". Ricorda però che comunque, con la sua cura, non vengono mai passate le 220 mila lire al giorno, che di solito la posologia va a scalare fino a 22 mila lire, che col suo coktail ("tutti farmaci già conosciuti e sperimentati, anche se magari per altre cose") "non è mai morto nessuno, semmai è stato meglio". Anzi: il 90% è guarito. O ha potuto convivere con la malattia, "come una signora che 5 anni fa aveva un tumore al seno con quattro metastasi e adesso è lì, a casa sua, ancora malata però ciò che conta è che la progressione della malattia si è fermata e lei vive in famiglia". Senza "le umiliazioni, come l'amputazione o la chemioterapia" imposte dai suoi colleghi. Ma poi, illustrissimi signori, volete la prova che le medicine del coktail non fanno male? "Una la prendo anch'io da quarant'anni eppure eccomi qua". A ottantacinque anni sveglio e battagliero e vispo. Pronto a tendere la mano alla Bindi, a sparare sui sedicenti allievi ("c'è chi dice di seguire il metodo mio solo per spillare quattrini"), a difendere fino in fondo la missione della sua vita: "Non vendo acqua di Lourdes. Non sono un ciarlatano". A proposito, forse neppure Luigi Di Bella sa che c'è una legge sul tema: "E' vietato il mestiere di ciarlatano". Si tratta del Regio Decreto 773. E' del 1931 ma è ancora in vigore. Potete scommettere, però, che non fu fatto per questo vecchio professorino baffuto: "Forse hanno cominciato a capire che sono una persona seria".

di Gian Antonio Stella

Il Corriere della Sera 15/01/1998
 
   
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