Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

Negli Usa un nuovo approccio culturale: non la guarigione ma cure di mantenimento che prolungano la vita
"Convivere con il tumore" la nuova frontiera della terapia

Nota della redazione di www.atsat.it: il Professor Di Bella sostiene da molti anni alcune delle tesi contenute in quest'articolo "CURARE il cancro? A volte non è la soluzione migliore". Il titolo provocatorio apre una grande inchiesta sull'inserto scientifico dell'autorevole Wall Street Journal. Che solleva il velo su una nuova realtà: se la battaglia contro il cancro continua a fare progressi e la percentuale di guarigioni cresce regolarmente, in parallelo aumentano anche i casi di pazienti che grazie a nuove terapie "convivono" con i tumori riuscendo a fare una vita abbastanza normale. "E' in atto un vero e proprio sisma nel modo di pensare di una intera generazione di medici e di ricercatori rivela il Wall Street Journal invece di puntare solo a vincere la guerra, molti nella comunità scientifica ora pensano che sia possibile e auspicabile una "détente", una forma di coesistenza pacifica". Il cancro può diventare come il diabete o certe patologie cardiovascolari: malattie croniche che si curano per sopravvivere, senza necessariamente sconfiggerle; sono mali pericolosi e potenzialmente fatali, ma non equivalgono a una condanna a morte. Questa rivoluzione culturale nell'approccio al cancro è confermata da Paul Bunn, presidente della American Society of Clinical Oncology e direttore della clinica oncologica all'università del Colorado: "Tutti continuano a chiedersi quando il cancro sarà definitivamente curato. Ma non è questo l'approccio giusto: tutto o niente. La realtà è che noi avremo a disposizione un numero sempre più vasto di terapie che consentiranno alla gente di vivere con il cancro, di non morirne, o almeno di morire molto più tardi". Questa svolta è favorita dai progressi nella ricerca sulle origini genetiche del cancro. L'industria farmaceutica offre nuove terapie per via orale, i cui effetti collaterali sono meno pesanti rispetto alle cure tradizionali come la chemioterapia. I medicinali commercializzati negli Stati Uniti (ad esempio contro la leucemia o il cancro al polmone) consentono di curarsi curare con dosi quotidiane di pillole e questo rende i malati di cancro un po' più simili ad altri pazienti cronici. La dottoressa Deborah Armstrong, una oncologa di Baltimora specialista nei tumori alle ovaie (al Johns Hopkins Kimmel Cancer Center) usa da anni una terapia "di mantenimento" a base di Taxol. Molte sue pazienti sono deluse nello scoprire che l'obiettivo non è la guarigione definitiva. Ma l'alternativa - sostiene la dottoressa Armstrong - può essere peggiore. Molte pazienti in cerca di soluzioni più drastiche optano per terapie altamente tossiche. Queste terapie talvolta alimentano false speranze; inoltre riducono le pazienti in uno stato di tale debolezza, che non sono più in grado di sottoporsi ad altre cure sperimentali, o a quelle terapie di mantenimento che prolungano la vita. L'emergere di questa nuova filosofia non significa affatto che la comunità scientifica americana abbia abbandonato gli sforzi per sconfiggere il cancro. In realtà, da quando il presidente Richard Nixon alla fine degli anni Sessanta dichiarò solennemente la guerra contro il cancro come una priorità nazionale, convogliando flussi di finanziamento colossali in questo campo di ricerca, i progressi sono stati spettacolari. Il saldo tra vittime e sopravvissuti migliora. Nel 2003 si calcola che 1,3 milioni di americani saranno diagnosticati come ammalati di cancro (seno, prostata e polmoni sono le forme più frequenti). Sempre nel 2003 il cancro negli Usa farà 556.000 vittime. Certe forme di malattia come il tumore ai testicoli, alcune forme di linfoma e di leucemia infantile, possono essere curate e sconfitte in maniera definitiva e ciò avviene sempre più spesso. Un caso noto è la guarigione del popolare campione americano di ciclismo Lance Armstrong: era affetto da un cancro ai testicoli e aveva una metastasi al cervello. Oggi i medici lo considerano guarito. "Il cancro può essere sconfitto - conferma Larry Norton che dirige il Memorial Sloan-Kettering Center di New York - e i tumori al seno sono un esempio dove il tasso di successo è ormai altissimo". Lo stesso Norton tuttavia ammette che "convertire la malattia mortale in malattia cronica è una tappa importante, nel cammino verso la vittoria finale". Una paziente che si è convertita al nuovo approccio, fino a diventarne una propagandista attiva, è Jan Guthrie di Conway nell'Arkansas. Alla signora Guthrie fu diagnosticato il cancro alle ovaie nel 1983. I medici consigliarono la radioterapia, ma documentandosi di persona lei capì che le radiazioni avrebbero limitato la possibilità di ricorrere a un futuro intervento chirurgico. Da allora, attraverso sedici interventi chirurgici di "mantenimento" (non risolutivi), lei sopravvive a un male per il quale le avevano dato due anni di vita. "Ho imparato a coesistere con il mio tumore, ad accettare interventi chirurgici e convalescenze come una parte della mia vita, anziché vederlo come un nemico da sradicare". Come ogni malato cronico segue anche altre precauzioni: fa esercizio fisico regolarmente, ha una dieta alimentare salutista, applica tecniche di controllo dello stress. Jan Guthrie ha fondato e gestisce un sito Internet che diffonde informazioni mediche ai malati di cancro: www.thehealthresource.com La ricerca biogenetica ha contribuito a trasformare il cancro in una patologia cronica. La medicina oggi conosce meglio i casi in cui il cancro è provocato da geni difettosi. Di conseguenza si moltiplicano le terapie mirate che puntano a eliminare i geni "colpevoli" senza danneggiare cellule sane. Di qui la nascita di una nuova generazione di medicinali anti-cancro meno tossici. Le chemioterapie tradizionali danneggiano sia le cellule tumorali che quelle sane, e quindi i pazienti hanno una tolleranza limitata. La diffusione di cure per via orale, meno potenti e più selettive, contribuisce a rendere il cancro "normale", un po' più simile ad altre malattie croniche. Questo ha un'altra ricaduta psicologica. Se si diffonde l'idea che il cancro può essere sì sconfitto, ma in alternativa può anche essere tollerato per anni, allora la sua diagnosi diventa meno sconvolgente e i pazienti possono affrontare le cure pragmaticamente, con più fiducia.

Federico Rampini

La Repubblica 12/02/2003
http://www.repubblica.it/online/scienza_e_tecnologia/vero/terapia/terapia.html  
   
indirizzo di questo documento: http://www.atsat.it/articolo.asp?id_articolo=298
   
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