Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

SOTTO ACCUSA LA RIDOTTA SINTESI NOTTURNA DI MELATONINA
Il cancro è in cattiva luce

L’esposizione alla luce durante le ore notturne aumenterebbe il rischio di sviluppare un tumore della mammella. Sono questi gli esiti di due studi indipendenti pubblicati dal Journal of the National Cancer Institute. Già all'inizio degli anni novanta si era postulato un legame tra luce notturna e carcinoma mammario basato sul presupposto che la soppressione della sintesi di melatonina da parte della ghiandola pineale potesse causare un aumento della produzione di estrogeni ovarici. "Come è noto" spiega Scott Davis del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, coordinatore di una delle due ricerche "la melatonina è un ormone prodotto durante la notte in risposta all'assenza di luce percepita da fotorecettori specifici localizzati a livello della retina. La sua produzione avviene in modo del tutto dipendente dall'intensità luminosa dell'ambiente. Alcuni studi condotti in passato sull'associazione tra luce e tumore del seno hanno portato a risultati molto contrastanti, soprattutto perché in nessun caso si è considerata l'esposizione alla luce in ore anomale, ossia durante la notte. Era proprio ora di fare chiarezza". Il primo studio d'oltreoceano ha preso in esame più di 800 malate di età compresa tra i 20 e i 74 anni - e un gruppo equivalente di controlli formato da donne della stessa età non colpite da tumore - selezionate tra il 1992 e il 1995 dal Cancer Surveillance System, un registro nazionale che raccoglie dati sui malati di cancro. Tutte le partecipanti hanno compilato un questionario che ha fornito informazioni preziose sui possibili fattori di rischio, dalla storia familiare alle abitudini voluttuarie. I ricercatori hanno inoltre rivolto domande precise sulle caratteristiche del sonno notturno: il numero di risvegli, il ricorso eventuale alla luce artificiale, il tipo di fonte luminosa e la durata dell'esposizione alla stessa. E' stata anche considerata la storia lavorativa per valutare le peculiarità dei turni notturni. "Tra le donne malate è stato riscontrato un numero maggiore di risvegli notturni, tale da avvalorare l'associazione tra il rischio di sviluppare il tumore e il numero di anni di sonno discontinuo. Se le sveglie notturne si sono protratte per almeno quattro anni e mezzo, il rischio risulta raddoppiato. Inoltre, appare chiaro che per le donne sottoposte ad attività notturne il rischio aumenta fino al 60 per cento ed è direttamente proporzionale sia al numero di anni sia al numero di ore settimanali di lavoro. Non sembrano invece avere effetti nefasti le volte in cui si accende la luce nei risvegli notturni o il livello di luminosità della camera da letto". Questi risultati sono confermati dal secondo lavoro di ricerca che si è avvalso del Nurses' Health Study, che dal 1976 raccoglie informazioni sulla salute e sullo stile di vita delle infermiere negli Stati Uniti tramite questionari biennali. L'analisi è stata condotta dal 1988 al 1998 su quasi 80.000 donne tra i 30 e i 55 anni: tra queste si sono verificati più di 2.000 casi di tumore del seno. Le partecipanti sono state indagate in funzione delle caratteristiche dei turni lavorativi notturni. Si è visto che a dieci o più anni di lavoro notturno corrisponde un aumento del rischio superiore al 30 per cento, soprattutto per le donne in menopausa. "Nel complesso, quindi" afferma Eva Schernhammer, del Brigham and Women's Hospital di Boston, portavoce del gruppo di ricerca "la relazione tra esposizione alla luce dopo il tramonto e la comparsa del tumore sembra essere confermata ed è inoltre indipendente da altri fattori di rischio. Tra i vari studi condotti in precedenza, uno in particolare merita di essere ricordato: nelle donne non vedenti il rischio di ammalarsi è ridotto rispetto ai controlli con vista normale". In un articolo di commento, Johnni Hansen, dell'Institute of Cancer Epidemiology di Copenaghen, ricorda come alcuni esperimenti condotti su roditori possano rendere conto dei risultati delle due indagini statunitensi. "La rimozione della ghiandola pineale" spiega il ricercatore danese "è stata associata a un aumento delle dimensioni della massa tumorale, mentre la somministrazione di melatonina si accompagna a una riduzione della grandezza dei tumori mammari. Inoltre, si è visto che l'esposizione continua alla luce funge da stimolo per i tumori indotti da sostanze chimiche. Dal punto di vista della salute sul luogo di lavoro questi risultati sono senza dubbio allarmanti. Le autorità preposte dovranno tenerne conto".

Elena Belloni

Tempo Medico 20/10/2002
http://www.tempomedico.it/news01/723mela.htm  
   
indirizzo di questo documento: http://www.atsat.it/articolo.asp?id_articolo=314
   
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