Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

I RAPPORTI DI GREENPEACE
Puo' l'inquinamento industriale Favorire l'insorgenza dei tumori?

Negli ultimi anni, nonostante le tecniche dignostiche, la prevenzione e la profilassi siano migliorati, alcuni tipi di neoplasie sono aumentate e continuano a presentare un andamento in crescita. In alcuni casi, nonostante l'aumento registrato nell'ultimo ventennio sia consistente, come per i mielomi multipli o per i linfomi non-Hodgkin, il numero di decessi è ancora relativamente basso. Al contrario, altre neoplasie, come il carcinoma mammario, non solo sono in crescita, ma rappresentano anche un'importante causa di decessi rispetto alla popolazione. Intanto aumentano gli allarmi lanciati dal mondo accademico e di ricerca circa il ruolo delle alterazioni ambientali, le più diverse, nel promuovere alcune patologie. E' recente l'allarme sul rischio derivante dall'esposizione al benzene e alle diossine nella popolazione generale. In entrambi i casi, sembra oramai accertato che i livelli di inquinanti osservati in ambiente sono dovuti ad attività umane e che ciò rappresenta un evidente fattore di rischio. In altri casi, la correlazione tra rilascio di sostanze inquinanti e crescita di forme patologiche, non è stata ancora definitivamente accertata. Nonostante ciò, esistono diverse ed inquietanti correlazioni casuali tra alcuni tipi di neoplasie e inquinamento da composti che hanno non solo proprietà cancerogene ma che sono anche in grado di alterare il sistema immunitario e quello endocrino. Molti di questi composti appartengono agli organoclorurati, sostanze nelle quali il cloro si lega alla materia organica. L'elevata produzione di organocloruri, il loro rilascio casuale e/o intenzionale, la loro persistenza e capacità di fissarsi nei tessuti degli organismi viventi fa sì che il livello di questi composti sia in continua crescita. Anche in Italia, come nel resto del mondo, si inizia ad ipotizzare che composti quali pesticidi, erbicidi e diossine possano spiegare almeno parte dell'incremento di alcune forme neoplastiche. Questo rapporto intende fornire una chiave di lettura delle evidenze scientifiche che legano la contaminazione ambientale all'incremento in alcune forme neoplastiche, quali il carcinoma mammario, il sarcoma del connettivo e dei tessuti molli ed i linfomi non-Hodgkin e proporre strategie per la riduzione del rischio a favore della prevenzione. 1. ANDAMENTO E CONFIGURAZIONI DELL'INCIDENZA DEL CANCRO AL SENO Se si escludono poche eccezioni, la mortalità per carcinoma mammario ha registrato un aumento consistente fino al 1986 in tutti i gruppi di età in tutte le nazioni [1,2]. "L'andamento temporale del tasso di mortalità per tumore alla mammella sta assumendo le caratteristiche di un'epidemia". Questa è stata la conclusione degli esperti del Ufficio Federale di Sanità tedesco (General Federal Health Office) in un rapporto sull'andamento mondiale del cancro al seno del 1990. Nel 1980, circa 560.000 donne in tutto il mondo sono morte per carcinoma mammario, ponendo questa patologia tra le cause più frequenti di morte prematura nelle donne dei paesi industrializzati [3]. Entro il 2000 ci si aspetta che il numero cresca ad un milione di casi [4]. Anche se l'aumento è quasi universale, i tassi di incidenza e mortalità variano notevolmente da paese a paese. I livelli più alti si registrano in nord Europa, Nord America, Australia e Nuova Zelanda. I più bassi si ritrovano in Asia, America Latina ed Africa. La mortalità per cancro al seno in paesi ad alto tasso di incidenza, come l'Irlanda, il Belgio e l'Inghilterra, supera di quattro volte quella registrata in paesi dove l'incidenza è minore, come Cile, Paraguay, Costa Rica e Giappone [3]. In Italia, il carcinoma mammario rappresenta la forma neoplastica più frequente tra le donne ed i casi di decesso sono pari ad un quinto del totale delle morti per tumore nella popolazione femminile [5-6]. Anche in Italia si osserva un lieve incremento nel numero dei decessi per neoplasie mammarie pari al 16%, con un tendenza generalizzata al livellamento verso l'alto del numero dei casi sul territorio nazionale. Attualmente, il tasso standardizzato dei decessi per carcinoma mammario in Italia è superiore del 12% rispetto a quello europeo e del 56% rispetto a quello mondiale. La distribuzione geografica del numero di decessi per tumore alla mammella nel 1990, mostra una maggiore concentrazione dei casi nell'Italia settentrionale, con un massimo in Liguria ed un minimo in Basilicata. 2. FATTORI PROMOTORI DEL CANCRO ALLA MAMMELLA Tra i maggiori fattori di rischio per il cancro al seno sono stati ufficialmente riconosciuti la storia familiare della patologia, i fattori ormonali e riproduttivi (esposizione ad estrogeni naturali e/o artificiali, età del menarca ed età della prima ed ultima gestazione) e una dieta ricca di grassi. Le responsabilità dei primi due fattori di rischio è evidente mentre per quanto concerne il ruolo della dieta, esistono ancora numerosi dubbi. Recenti ricerche suggeriscono anche un possibile ruolo di altri fattori quali consumo di alcol e le esposizioni a radiazioni ionizzanti. L'incidenza tumorale in donne con entrambi i fattori di rischio può essere anche doppia di quella osservata in donne di riferimento [2]. Secondo la Società Americana Tumori, i fattori di rischio noti, da soli o in combinazione, sono responsabili del 20-30% dei casi di tumore alla mammella [7]. In un numero significativo di donne, i soggetti a più alto rischio (quelli con inizio del fenomeno mestruale prima degli 11 anni di età, che hanno dato alla luce il primo figlio dopo i 35 anni e le cui madri o sorelle hanno contratto tumore al seno) presentano una maggiore probabilità di contrarre il carcinoma mammario pari al 54% rispetto a quelle donne non soggette ai fattori di rischio conosciuti. La responsabilità dei fattori di rischio nell'incidenza tumorale è stata però accertata solo nel 18% dei casi studiati [8]. 2.a EREDITARIETA' E MUTAZIONI GENETICHE Come ogni altra forma neoplastica, anche il tumore alla mammella inizia con un difetto nel materiale genetico che può essere ereditato o contratto. L'ereditarietà di tare genetiche può aumentare la probabilità di contrazione del tumore al seno da 1,5 a 3 volte [9], ma ciò non è sufficiente a spiegare la significativa differenza dei tassi di incidenza che si registrano nei diversi paesi. Emigranti trasferitisi da una nazione a basso tasso di incidenza di carcinoma mammario in una ad alto tasso, raggiungono lo stesso livello di rischio del nuovo paese nell'arco di due-tre generazioni. Le mutazioni genetiche ereditate sono responsabili per circa il 5-10% del totale dei casi di tumore alla mammella, ed il loro potere di azione è inversamente proporzionale all'età del soggetto [10]. Le mutazioni genetiche possono essere indotte anche da fattori esterni. Molti composti chimici di origine industriale e le radiazioni ionizzanti possono determinare alterazioni al patrimonio genetico. Secondo alcuni ricercatori, considerando che la porzione di tumori al seno attribuibile a fattori ereditari è minima, molti casi di queste neoplasie sono dovuti a mutazioni acquisite. Pertanto è ipotizzabile che l'induzione del cancro alla mammella sia dovuta all'interazione tra i fattori intrinseci, compresi quelli genetici, e fattori ambientali [11]. 2.b ORMONI Il ruolo degli ormoni che regolano la riproduzione, soprattutto degli estrogeni, nell'induzione del carcinoma mammario è ben documentata. I rischi maggiori sono associati ad una maturità sessuale precoce, ad una tardiva menopausa ed una o più gravidanze in età avanzata. L'asportazione delle ovaie prima del 35deg. anno di età e/o un maggior numero di gravidanze possono ridurre il rischio di contrarre cancro alla mammella [4, 9], che può invece aumentare nel caso di terapie intensive a base di estrogeni, l'uso di depo-provera come contraccettivo e l'assunzioni di dieti-stilbestrolo (DES) [4,12,13]. Nonostante il meccanismo di azione degli estrogeni non sia ancora del tutto chiaro, sembra essere oramai accertato che la loro presenza sia virtualmente essenziale per l'innesco dei processi tumorali alle ghiandole mammarie nei mammiferi, uomo compreso [2,14]. Per quanto concerne i contraccettivi orali, i pareri circa un loro coinvolgimento nell'insorgenza di tumori alla mammella sono controversi. Alcuni studi hanno evidenziato la mancanza di effetti significativi dei contraccettivi orali nell'insorgenza neoplastica, mentre alcuni ricercatori ritengono che un modesto aumento del rischio potrebbe essere associato a [4]: * uso della pillola prima dei 25 anni di età * assunzione della pillola oltre i 45 anni di età * assunzione prolungata dei contraccettivi orali * coesistenza di almeno un fattore di rischio riconosciuto I fattori ormonali possono anche aumentare la percentuale di rischio quando l'esposizione avviene in fase di sviluppo embrionale. Ciò è dimostrato sia da test di laboratorio [4, 13, 15] che da due recenti studi dai quali risulta che donne nate da madri con elevati livelli di estrogeni durante la gestazione, presentano maggiore rischio alla maturità [16, 17]. 2.c DIETA L'assunzione di grassi alimentari è considerato un fattore di rischio per la neoplasia mammaria, anche se rimane ancora da chiarire quali siano la qualità e le quantità necessarie ed il ruolo di fattori associati come l'età del soggetto ed il tasso di inquinanti contenuti nei grassi stessi. Il ruolo svolto dai grassi nell'aumento del rischio di insorgenza di tumore alla mammella deriva dalla constatazione che [18, 19]: * nazioni con elevato consumo di grassi pro capite tendono ad avere il più alto numero di carcinoma mammari; * la crescita del consumo di grassi è coincisa con l'aumento del numero di casi rilevati di neoplasie mammarie; * esperimenti di laboratorio dimostrano che una dieta ricca di grassi può promuovere l'insorgenza dei tumori indotti da altri fattori cancerogeni. Dai risultati degli studi condotti finora sembra che i grassi possano rappresentare un fattore di rischio solo quando il loro apporto calorico supera il 20-30% del totale delle calorie assunte. Alcuni ricercatori, sulla base di dati sperimentali, hanno ipotizzato che l'assunzione di oltre 100 grammi/giorno di grassi animali aumenta del 30% il rischio di contrarre tumore al seno [20]. D'altro canto, ricerche condotte su 89.000 donne statunitensi e 19.000 donne di New York evidenziano la mancanza di correlazione tra consumo di grassi e tumore alla mammella [21, 22]. Nell'analisi della dieta come fattore di rischio si deve però considerare che molto spesso un elevato consumo di grassi è associato a fenomeni socio-ambietali che derivano dall'industrializzazione quali la presenza di inquinanti chimici e radioattivi. Finora non sono state condotte ricerche sul possibile ruolo che agenti inquinanti presenti nei grassi possano avere nell'aumentare il fattore di rischio [23]. Molti inquinanti cancerogeni come i pesticidi clorurati, i PCB e le diossine, si concentrano nei grassi. L'esposizione dell'uomo a questi composti è per il 98% dovuta alla loro ingestione attraverso gli alimenti. Secondo alcuni ricercatori, il contenuto di estrogeni non naturali nei grassi animali (xeno-estrogeni) potrebbe spiegare le incongruenze esistenti sul ruolo svolto dai grassi nell'induzione delle neoplasie mammarie. Occorre però stabilire se il contenuto dei composti chimici lipofilici (che si fissano nel grasso) nelle donne colpite dal cancro al seno è effettivamente maggiore di quello di donne sane e se questi stessi composti si concentrano maggiormente nei grassi animali saturi rispetto a quelli vegetali poliinsaturi [11]. Nonostante il ruolo dei grassi nell'incidenza del cancro al seno sia ancora poco chiaro una dieta che ne contenga quantità minime è comunque consigliabile in quanto: * qualora fosse accertato un loro coinvolgimento diretto, ciò può ridurre il rischio di contrarre tumore alla mammella * è l'unico modo per ridurre l'assunzione degli inquinanti chimici che vi si fissano * è un modo per ridurre la quantità globale di calorie ingerite che potrebbe rappresentare un fattore di rischio * può contribuire a ridurre il rischio di altri importanti patologie quali il cancro colorettale e disfunzioni cardiovascolari. Il consumo di alcool, soprattutto in quantità significative prima dei 30 anni di età, aumenta il rischio di incidenza tumorale, probabilmente a seguito delle alterazioni enzimatiche che modificano il metabolismo degli estrogeni nell'organismo [9,11]. 2.d RADIAZIONI L'esposizione alle radiazioni ionizzanti è un altro fattore di rischio. La contaminazione radioattiva può essere dovuta agli esperimenti di testate nucleari, alla produzione, uso e smaltimento di materiale per la fissione nucleare delle centrali termonucleari, ai raggi X e alle sorgenti naturali. La loro azione può svolgersi singolarmente o sinergisticamente con xeno-estrogeni (nel caso di trattamenti ormonali, composti chimici industriali ed additivi alimentari a base di estrogeni) producendo così un aumento moltiplicativo del rischio di cancro alla mammella [24]. Secondo alcuni ricercatori, il rischio indotto da esposizioni ripetute a bassi livelli di radiazione è simile a quello derivante dall'esposizione di una singola dose di entità pari alla loro somma. Il rischio persiste per 35 anni dopo l'esposizione alle radiazioni. Quelle emesse dai reattori nucleari civili sono state messe in relazione con alcuni casi di carcinoma mammario in soggetti esposti [4, 8, 25]. 2. COMPOSTI CHIMICI NON CLORURATI Un certo numero di composti chimici non clorurati, inclusi gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), le ammine aromatiche ed il butadiene, possono alterare il materiale genetico, avere effetti estrogenici e sono stati testati positivamente per l'insorgenza del cancro in ricerche di laboratorio [26]. Il benzene, plasticizzanti a base di fenoli e ftalati, pesticidi organofosforici e carbammati sono noti cancerogeni, teratogeni e possibili xeno-estrogeni. Per le loro caratteristiche potrebbero contribuire ad innalzare il rischio di cancro al seno, ma il loro ruolo in questa patologia non è mai stato specificamente ricercato [25]. 3.f XENO-ESTROGENI: ORMONI INNATURALI L'esposizione ad ormoni innaturali, quelli che non sono prodotti dall'organismo, è cresciuta significativamente durante il 20deg. secolo e può spiegare, almeno in parte, l'incremento nel numero di casi di carcinoma mammario [27, 28]. Particolarmente importanti sembrano essere gli xeno-estrogeni, composti chimici estranei in natura, prodotti per usi industriali, agricoli e farmaceutici, che si comportano come gli estrogeni naturali. Alcuni di questi composti sono altamente resistenti ai naturali processi di degradazione degli organismi viventi e possono quindi produrre effetti maggiormente prolungati e/o negativi [11]. Secondo alcuni ricercatori statunitensi, l'aumento dell'esposizione agli xeno-estrogeni, tra cui figurano sostanze organiche a base di cloro, idrocarburi policiclici aromatici (IPA) ed alcuni farmaci, potrebbe essere responsabile dell'incremento dei casi di cancro al seno osservato in questi ultimi decenni [11]. Si ipotizza che il rischio cresca in modo direttamente proporzionale al tempo di esposizione agli xeno-estrogeni disponibili, e che i soggetti predisposti geneticamente al cancro possano risultare maggiormente sensibili. L'aumento dell'esposizione agli xeno-estrogeni potrebbe essere responsabile della riduzione della produzione spermatica a cui si è assistito negli ultimi 50 anni ad all'aumento dell'incidenza del cancro ai testicoli ed altre anomalie del sistema riproduttivo maschile [28]. Le maggiori fonti di esposizioni agli xeno-estrogeni includono: * contraccettivi a base di estrogeni, dietilstilbestrolo (DES) e terapie di sostituzione estrogenica. I principi attivi dei contraccettivi orali possono essere rilasciati in ambiente dai reflui industriali [28] * fitoestrogeni, prodotti naturalmente dalle piante. Il ruolo di questi composti sembra comunque essere limitato sia per lo scarso potere estrogenico sia per la facilità con cui questi composti vengono metabolizzati. E' stato addirittura ipotizzato che possano svolgere un ruolo difensivo riducendo la circolazione ed il legame di xeno-estrogeni più potenti [28] * estrogeni in latte e carne, compresi quelli utilizzati per l'alimentazione del bestiame. Diversi studi hanno messo in evidenza i possibili effetti estrogenici e cancerogeni del consumo indiretto di additivi ormonali utilizzati in zootecnia, anche se non è mai stato studiata una possibile correlazione epidemiologica con le neoplasie mammarie [28, 29, 30]. * composti chimici industriali come il DDT, i PCB, l'atrazina ed altri organocloruri e gli IPA. La diffusione di questi composti è imputabile a fattori diversi che vanno dal trasporto atmosferico alla contaminazione del latte vaccino [28] * campi elettromagnetici. Da primi studi sembrerebbe che i campi magnetici possano impedire la produzione di una sostanza, la melatonina, che nell'organismo vivente ha il compito di inibire la produzione di estrogeni [31]. E' molto probabile che l'aumento dell'incidenza tumorale non sia dovuto a cambiamenti di un singolo fattore, ma che più cause favoriscano l'incidenza del carcinoma mammario. 3. ORGANOCLORURI E TUMORE ALLA MAMMELLA Esistono diverse evidenze scientifiche che attribuiscono ai composti organoclorurati il potere di contribuire all'insorgenza delle neoplasie mammarie: * molti organocloruri causano mutazioni genetiche, possono avere effetti estrogenici o interferire in altro modo con il sistema endocrino, possono alterare il sistema immunitario ed il controllo naturale della divisione e replicazione cellulare * esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che almeno 117 organocloruri, o gruppi strutturalmente simili di questi composti, possono causare cancro in uno o più siti. Di questi, almeno 16 sono stati messi in relazione all'insorgenza del tumore alla mammella * molti di questi composti sono immessi in aria, acqua, alimenti e luoghi di lavoro. L'esposizione non è quindi ristretta a quelle donne che ricoprono mansioni particolari o che risiedono nelle vicinanze di insediamenti industriali, ma riguarda la popolazione nel suo insieme * le donne che sono soggette ad esposizioni professionali più alte del normale , sono soggette ad un rischio di tumore alla mammella maggiore * donne con cancro al seno tendono ad avere concentrazioni di alcuni organocloruri più elevate che nei soggetti sani * gli andamenti geografici e temporali delle incidenze del carcinoma mammario coincidono con quelli dell'inquinamento da organocloruri * l'inquinamento ambientale da organocloruri è stato messo più volte in relazione a disturbi ed alterazioni corico alla contaminazione del latte vaccino [28] * campi elettromagnetici. Da primi studi sembrerebbe che i campi magnetici possano impedire la produzione di una sostanza, la melatonina, che nell'organismo vivente ha il compito di inibire la produzione di estrogeni [31]. E' molto probabile che l'aumento dell'incidenza tumorale non sia dovuto a cambiamenti di un singolo fattore, ma che più cause favoriscano l'incidenza del carcinoma mammario.

Fabrizio Fabbri

Green Peace Italia 12/05/2002
http://www.greenpeace.it/archivio/toxic/toxic.htm  
   
indirizzo di questo documento: http://www.atsat.it/articolo.asp?id_articolo=316
   
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