Rassegna stampa

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Ma l´Associazione famiglie contro il cancro è in crisi: «Siamo senza soldi e cerchiamo volontari»
Cura Di Bella, si va avanti: «Continuiamo a batterci per la liberalizzazione»

Continua, tra mille difficoltà, la battaglia dell´Associazione Famiglie contro il cancro per la liberalizzazione della «cura Di Bella». Ieri si è tenuta l´assemblea della sezione trentina, che da 1800 è passata a 600 soci. «Purtroppo a causa delle difficoltà economiche in cui versiamo non riusciamo a raggiungere tutti i soci, di conseguenza siamo stati costretti a cancellare quelli che non hanno rinnovato la tessera negli ultimi due anni - spiega la presidente Luisa Tamanini -. Riusciamo a portare avanti, ma siamo allo stremo delle forze, la pubblicazione della nostra rivista per far conoscere i protocolli Di Bella, per raccogliere testimonianze e mantenere i contatti con coloro che ci seguono». L´associazione non riceve contributi pubblici e si sostiene solo grazie alle quote (libere) degli iscritti. Anche sostenere le spese della sede, messa a disposizione dal Comune in via Conci a Man, risulta gravoso. «La collocazione è disagiata, non è visibile all´esterno e ci sono barriere architettoniche che impediscono l´accesso a molti malati - continua Tamanini -. Ma, soprattutto, cerchiamo volontari che ci diano una mano per rispondere alle tante telefonate che riceviamo da tutta Italia e anche dall´estero. Il nostro compito è dare indicazioni riguardo ai medici che applicano il protocollo, e alle farmacie che preparano i prodotti galenici secondo le prescrizioni del professor Di Bella». In più l´associazione fornisce supporto psicologico, aiutando chi si avvicina alla cura Di Bella a mettere in pratica il protocollo, intervenendo quando c´è la disponibilità anche per abbattere le spese della terapia. Negli ultimi tre anni in Trentino solo tre malati hanno potuto accedere gratuitamente alla cura, su istanza del tribunale. «Tutti gli altri, e io stimo che siamo circa 350 in provincia, sostengono le spese di tasca propria - continua Tamanini -. E si tratta di costi non indifferenti: si va da 600 fino a 2.200 euro al mese». In Trentino ci sono due medici che prescrivono i protocolli Di Bella e una sola farmacia, quella di Martignano, che prepara i prodotti galenici. «Noi ci battiamo, ora anche tramite la nostra Federazione nazionale, per promuovere la libertà di cura e il sostegno, anche economico, delle persone affette da neoplasie e delle loro famiglie - spiega ancora Tamanini -. Io sostengo addirittura che il malato di cancro dovrebbe essere sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, nel senso che dopo l´eventuale intervento chirurgico, al malato che rifiuta la chemioterapia devono essere applicati i protocolli Di Bella, perché molte persone guariscono e per tante altre la terapia significa una miglior qualità e una maggior durata della vita». Dopo il periodo della «contestata» sperimentazione effettuata dal ministero per testare la «bontà» della cura Di Bella, e la conseguente «bocciatura», le molte persone che credono nella validità scientifica dei protocolli messi a punto dal professore modenese, oggi novantaduenne e recentemente ricoverato in ospedale per una crisi respiratoria, tornano a far sentire la loro voce. «Non possiamo lasciar morire l´associazione, continueremo a stringere i denti e ad andare avanti - conclude Luisa Tamanini -. Con la Federazione nazionale ci stiamo preparando anche al dopo cercando di riunire un gruppo di medici che possano continuare ad applicare i protocolli anche dopo la scomparsa del professore».

L'Adige 01/06/2003
http://www.ladige.it/articoloHtml.asp?IDNotizia=290007  
   
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