Rassegna stampa

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Il pm di Torino: eseguiti con farmaci scaduti
Cura Di Bella, test errati

Torino La guerra al cancro combattuta a colpi di farmaci scaduti oppure somministrati in dosi sbagliate. Ce n’è abbastanza per gridare al sabotaggio della multiterapia Di Bella, che due anni fa fece gridare al miracolo. Efficace? Inutile? E chi lo sa. Si sospetta invece - lo sospetta un magistrato, non un medico - che i cocktail rifilati in via sperimentale ai 386 malati di tumore contenessero ingredienti «guasti e imperfetti», che insomma tutta la sperimentazione sia stata viziata da forti irregolarità. A queste conclusioni allarmanti è arrivata l’inchiesta aperta nell’inverno del ’98 dal procuratore aggiunto Raffaele Guariniello dopo le denunce sulla sperimentazione in corso in 8 centri di riferimento di Torino e provincia. A indagine chiusa è stato accertato che le soluzioni ai retinidi scadevano dopo tre mesi e che per errore sarebbe stata dimezzata la dose prescritta dell’«axeroftolo palmitato», uno dei principi attivi più importanti per la loro efficacia. Ma soprattutto che l’Istituto Superiore di Sanità, pur essendone al corrente, non avvertì 50 dei 51 ospedali italiani impegnati nella sperimentazione. Distrazione? Guariniello propende per il dolo e accusa quattro dirigenti dell’Istituto di «somministrazione di medicinali guasti o imperfetti», reato punibile con la reclusione fino a tre mesi. L’eventuale rinvio a giudizio o l’archiviazione della posizione di Roberto Raschetti, Donato Greco, Stefania Spila Alegiani ed Elena Ciranni non saranno decisi però a Torino. I loro difensori hanno ottenuto dal procuratore generale della Cassazione Nino Abbate il trasferimento dell’inchiesta a Firenze, motivandola con il fatto che i farmaci incriminati vengono prodotti in quella città. Tutto lascia pensare che, come già avvenne per il direttore dell’istituto Superiore della Sanità Giuseppe Benagiano, si propenderà per l’errore in buona fede, dunque per l’archiviazione. Guariniello ha poca voglia di tornare sull’argomento. Lui che a suo tempo disse: «Io non sono né a favore né contro la terapia del professore modenese. La sperimentazione è partita male con protocolli irregolari. Non poteva finire che così». «Quello che sta emergendo dall’inchiesta di Torino è il riconoscimento di quello che abbiamo detto fin dall’inizio», sottolinea Giuseppe Di Bella, specialista in otorinolaringoiatria figlio del professore. Ma adesso che succede: si rimette tutto in discussione, riparte la cura Di Bella? «Indipendentemente dai risultati della sperimentazione - aggiunge Giuseppe Di Bella - nella più grande banca dati medico-scientifica mondiale c’è la conferma che ogni componente della terapia Di Bella ha un documentato effetto antitumorale. È importante che la gente lo sappia».

Lisa Gandolfo

L'Unione Sarda 08/09/2000
 
   
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