Rassegna stampa

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I fratelli Di Bella si dividono sull'intervista fatta al padre

ATTENZIONE (nota di un moderatore del sito www.luigidibella.it) Nell'articolo che segue, pubblicato oggi, sostanzialmente si ammette che l'intervista al Prof. Luigi Di Bella (pubblicata ieri) non c'è mai stata; il Giornale però cerca di minimizzare la propria responsabilità cercando di addebitare ad una diatriba tra i fratelli Di Bella quanto accaduto. Spiace verificare fino a che punto la deontologia professionale possa essere disattesa. «l miei figli porteranno avanti la mia battaglia», aveva detto il professor Luigi Di Bella nell'intervista pubblicata l'altro ieri sul Giornale. I figli, invece, hanno deciso di "darsi battaglia". Che non è esattamente ciò che l'anziano genitore, ricoverato in ospedale in gravi condizioni, intendeva dire. L'antefatto: la giornalista Anna Leogrande aveva concordato con Giuseppe Di Bella, figlio del professor Luigi Di Bella, un'intervista. Date le pessime condizioni di salute del novantunenne fisiologo modenese, il dottor Giuseppe Di Bella chiede alla giornalista una serie di domande scritte impegnandosi a fare «da tramite» per le risposte del padre. Una procedura un po' macchinosa, ma resa necessaria dallo stato in cui versa l'artefice della piu discussa terapia anticancro degli ultimi 50 anni. L'intervista al professor Luigi Di Bella, viene pubblicata sotto il titolo «Di Bella dal letto d'ospedale: io sconfitto dalla politica». Entusiasta la reazione del figlio Giuseppe che in un fax di ringraziamento al Giornale parla espressamente di "verità che pochi altri grandi quotidiani nazionali hanno avuto il coraggio e l'onestà di pubblicare». «l concetti riportati nell'articolo - precisa il dottor Giuseppe Di Bella - mi sono stati espressi da mio padre prima del ricovero e nei primissimi giorni seguenti su richiesta della giornalista». «Giornalista che - conclude Giuseppe Di Bella - ha colto in pieno il senso vero, riportando i concetti con piena fedeltà». Dov’è il caso, dunqe? Il caso nasce dalla lettera indignata dell'altro figlio del celebre fisiologo modenese, Adolfo Di Bella, che - per bocca del suo avvocato Enrico Aimi - addirittura di «vergognoso episodio». Adolfo sostiene infatti quanto segue: "Mio padre non ha mai rilasciato alcuna intervista né direttamente né per interposta persona. Il contenuto della falsa intervista è incompatibile con le opinioni del professor Di Bella, che, fra l'altro, ha sempre pubblicamente ribadito la sua ferma ostilità a qualsiasi ipotesi di nuova sperimentazione, è sempre rifuggito da qualsiasi lusinga o azione di natura politica e non avrebbe mai rilasciato un 'intervista infarcita, di tante banalità e sciocchezze». Il tono della lettera si fa poi sempre più duro: «Procederò nei confronti dei responsabili dell’inqualificabile episodio, in ogni sede competente; compresa quella penale, trattandosi di un falso. Sono stato informato che anche la Federazione nazionale delle associazioni, l'unica organizzazione formalmente riconosciuta dal professor Di Bella, si riserva di associarsi a eventuali azioni giudiziarie. Ciò allo scopo di ristabilire la verità dei fatti, nel pieno rispetto della persona e dell'attività scientifica dell'uomo e dello scienziato Luigi Di Bella». Due fratelli che si combattono, dunque. In nome del padre.

Il Giornale 27/06/2003
 
   
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