Rassegna stampa

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Il caso. Un articolo, spacciato per intervista al capezzale del fisiologo, dava l'assenso a una nuova sperimentazione della terapia anticancro Le frasi duramente contestate da Adolfo sarebbero state scritte dal fratello Giuseppe La giustificazione: "Mio padre ha risposto a quelle domande prima del ricovero"
Di Bella, i figli ai «ferri corti» tra falsi e denunce

"Luigi Di Bella, 91 anni, il fisiologo modenese artefice della più discussa terapia anticancro degli ultimi 50 anni, parla a fatica, ma con estrema lucidità. E al Giornale affida questa intervista". Così cominciava l'articolo del quotidiano milanese mercoledì. L'intervista che ha lasciato di stucco le persone più vicine al professore - da una decina di giorni Di Bella non è in grado di parlare - e che è stata definita "un falso" da Adolfo, uno dei due figli del professore, che segue costantemente il padre nel suo calvario. Quell'intervista - abbastanza "pesante" nei contenuti, con varie accuse e soprattutto il placet a una possibile nuova sperimentazione della terapia - in realtà è stata materialmente redatta dall'altro figlio di Luigi Di Bella, Giuseppe. Lo ha dovuto spiegare, immaginiamo fra mille imbarazzi, la giornalista che ha firmato l'articolo. E il Giornale ieri ha pubblicato questa versione dei fatti: Giuseppe si è fatto consegnare le domande e poi ha dato alla giornalista le risposte. Giuseppe ha dichiarato: i concetti riportati nell'articolo mi sono stati espressi da mio padre prima del ricovero e i contenuti corrispondono esattamente al suo pensiero. Insomma, una procedura che lascia perplessi non tanto per le domande consegnate a un figlio, quanto per circostanze e i tempi. Nei giorni "caldi" della sperimentazione, col fisiologo assediato ma irraggiungibile, tanti giornalisti hanno fatto interviste e raccolto commenti tramite l'entourage di Di Bella. Ma allora il fisiologo era davvero lucido e, in caso di dichiarazioni distorte, incomplete o false, si sarebbe fatto sentire. Oggi Luigi Di Bella non può smentire, ad esempio, il suo "sì" a una nuova sperimentazione: una delle dichiarazioni che secondo l'altro figlio, Adolfo, sono "vergognose e false" in un contesto di "banalità e sciocchezze". Tanto che si parla già di azioni giudiziarie: "procederò nei confronti dei responsabili dell'inqualificabile episodio" ha annunciato Adolfo. E chissà se sapeva che era farina del sacco di Giuseppe, suo fratello... In ogni caso una storia penosa, che se non intacca l'immagine dell'anziano fisiologo - ormai una specie di icona buona, oltretutto "santificata" dalla sofferenza - certo non fa bene al "sistema Di Bella", quell'insieme di amici, medici, testimonial e addetti - o presunti tali - alle pr che ha ruotato e ruota attorno al professore. Persone magari fedeli e sincere, ma che nel trambusto della notorietà, ha già dato talvolta un'immagine poco chiara. Qualcuno, malignamente, la definiva "un circo" confrontandola alla mitezza del medico dai capelli bianchi. Una storia penosa, che evidenzia anche i difficili rapporti fra i due fratelli, il bancario Adolfo e il medico Giuseppe. Che evidentemente operano uno all'insaputa dell'altro. In un momento in cui pare essere Adolfo la persona di fiducia del fisiologo - quella cui è stato affidato il "testamento spirituale" e quello che ha stretti rapporti con le associazioni riconosciute dal professore - l'infelice uscita di Giuseppe, sentitosi forse tagliato fuori, lascia perplessi e riaccende gli interrogativi sull'"eredità" Di Bella. Un'eredità preziosa - al di là del giudizio scientifico e clinico - perchè ad essa è legate la speranza di tanti malati. Ma un'eredità sempre più minata da ciò che Adolfo chiama "parassitismo", dalla politica e, ora, dai falsi e dalle denunce.

g.g.

La Gazzetta di Modena 28/06/2003
http://www.gazzettadimodena.quotidianiespresso.it/gazzettamodena/arch_28/modena/cronaca/dc510.htm  
   
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