Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

Adolfo e Giuseppe rischiavano di finire in tribunale uno contro l'altro mentre il padre è in condizioni disperate Breve dichiarazione congiunta: «Divergenze ed equivoci chiariti»
I fratelli Di Bella: abbiamo fatto pace

Due fratelli che litigano mentre il padre, ultranovantenne, è in gravissime condizioni in ospedale non è un bello spettacolo. Così Adolfo e Giuseppe Di Bella hanno deciso di smetterla - anche perchè rischiavano di finire in tribunale uno contro l'altro - e hanno affidato a poche righe una "dichiarazione di pace". Ecco il testo integrale: «Al di là delle opinioni personali, che ci sembra normale possano divergere, a volte anche sensibilmente, su specifici argomenti, i rapporti tra noi fratelli non sono nè sono mai stati in discussione. L'attuale doloroso momento che vive la nostra famiglia e lo smarrimento da questo indotto, hanno originato equivoci, oggi radicalmente chiariti». Ma che cosa era successo e perchè i due fratelli hanno dovuto affermare pubblicamente che gli "equivoci" sono stati "chiariti"? Ecco i fatti, quelli più recenti, anche se voci riferiscono di attriti iniziati ben prima. Luigi Di Bella, l'anziano fisiologo ideatore della discussa terapia anticancro, è ricoverato in ospedale dopo un malore che lo ha colpito mentre si trovava a casa sua, in via Marianini. Non è in grado di parlare e le sue condizioni sono disperate. Un quotidiano milanese pubblica una intervista in cui lo stesso Di Bella, dal letto dell'Estense, spara a zero sui politici, sul mondo accademico. E soprattutto si dichiara favorevole a una seconda sperimentazione su scala nazionale della terapia Di Bella (ipotesi portata avanti dalla destra in parlamento). Adolfo Di Bella cade dalle nuvole, anzi s'infuria, e dichiara: "è una vergogna", mio padre non può aver rilasciato quell'intervista, piena di "banalità e sciocchezze", perchè non è cosciente. Senza contare che quelle frasi non corrispondono né al suo pensiero né al suo stile. E annuncia: ho dato mandato all'avvocato di denunciare i colpevoli di questa operazione. Il giornale milanese, che riceve una durissima lettera dell'avvocato di Di Bella, deve spiegare il retroscena: quell'intervista - spacciata per uno scoop raccolto al capezzale del fisiologo - in realtà è stata scritta da Giuseppe Di Bella, cui la giornalista ha consegnato una serie di domande. E Giuseppe garantisce: "Ma quelle cose me le ha dette mio padre prima di avere il malore". Comunque, la frittata è fatta. Ci sono di mezzo già gli avvocati e la denuncia rischia di portare davanti al giudice Giuseppe nelle vesti di accusato e Adolfo in quelle di accusatore. Con il padre che stavolta non può intervenire per rimettere le cose a posto e riportare l'ordine in famiglia. La storia finisce sui giornali. E i due, forse anche consigliati dagli amici più vicini, capiscono che non è il caso di continuare a dare un così triste spettacolo, oltretutto in un momento drammatico per la famiglia e di disorientamento per i tanti malati che hanno avuto e hanno in Luigi Di Bella e nei suoi più stretti collaboratori un punto di riferimento vitale. Ora la pace sembra tornata in famiglia. Gli "equivoci" sono stati superati. Tanti sperano che non sia soltanto una tregua

g.g.

La Gazzetta di Modena 29/06/2003
http://www.gazzettadimodena.quotidianiespresso.it/gazzettamodena/arch_29/modena/cronaca/dc501.htm  
   
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