Rassegna stampa

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Così vivrà l'opera di nostro padre»

MODENA — Nel palazzone dell'ospedale Estense tutti ne parlano a bassa voce, tutti sussurrano di quel paziente famoso che dorme ormai senza sosta col volto sereno in un letto candido come i suoi capelli. Sta per calare la sera sul professor Luigi Di Bella, 91 anni, personaggio controverso che ha speso una vita per la scienza con l'obiettivo di mettere a punto la sua personalissima terapia anticancro a base di somatostatina, melatonina e retinoidi. Il figlio Giuseppe, medico bolognese, parla a voce bassa: «Mio padre di sta lentamente spegnendo, ormai è questione di giorni, forse di ore». Da settimane l'anziano fisiologo è ricoverato in ospedale dove entrò per una crisi respiratoria, e tutti si chiedono cosa succederà dopo la sua scomparsa della terapia che ha inventato e difeso contro il parere di gran parte della comunità scientifica nazionale. In Parlamento una pattuglia trasversale di parlamentari cerca di invalidare la sperimentazione che all'epoca del ministero Bindi bocciò clamorosamente il metodo del professore. «Come figlio e come medico — dice Giuseppe Di Bella — sono sempre stato, sono e sarò a fianco di mio padre». E ancora: «Senza ambizioni cercherò di continuare l'opera di verità di mio padre pur con le forze modeste di cui dispongo, totalmente consacrate a questa causa». E' questo il modo per spiegare che il cammino della contestata terapia non si ferma qui. Il primo erede che vuole continuare l'opera di ricerca è proprio il figlio medico, insieme al fratello Adolfo e allo staff di collaboratori che non ha mai abbandonato il fisiologo. E ancora da Giuseppe di Bella arriva un appello. «Prego tutti coloro che si riconoscono negli ideali e nei valori di mio padre di aiutarmi. Non cerco investiture, la gente giudicherà dai fatti». Sembrano superate alcune incomprensioni (finite sui giornali) nate fra i due fratelli, Giuseppe e Adolfo, su come coltivare l'eredità scientifica e umana del padre. « A volte abbiamo idee diverse ma è tutto superato — dicono stavolta insieme — non ci presteremo ad operazioni di sciacallaggio». Il testamento scientifico dell'anziano ricercatore è affidato ad un libro che Giuseppe Di Bella sta per dare alle stampe. «E' la sintesi dell'opera di mio padre e dovrà servire da punto di riferimento a quanti vorranno impegnarsi nello sviluppo della terapia». Nel laboratorio di via Marianini dove una volta si assiepavano decine di pazienti oggi non lavorano nemmeno i collaboratori. «Ma non chiuderà — dicono i figli — è certo».

Beppe Boni

Il Resto del Carlino 01/07/2003
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