Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >


La difficile eredità di un grande uomo

E' stato un grande modenese, Luigi Di Bella. Grande e incompreso da molti concittadini, amato almeno da altrettanti. Un uomo che ha fatto del bene, in modo sempre disinteressato, nel corso di una lunga vita. Era uno scienziato di prim'ordine, ha studiato e messo a punto una multiterapia per la cura del cancro, l'ha applicata con successo a tanti pazienti. Non si è arricchito, non ha mai discriminato chi si presentava alla porta della modesta casa di via Marianini. A un certo punto, quando il suo cammino volgeva al tramonto, quest'uomo schivo e dal carattere non facile, abituato a parlare solo con i fatti, è diventato un caso nazionale e un simbolo allo stesso tempo, sotto la luce invadente dei riflettori e contro la sua volontà: in troppi l'hanno tirato per la giacca, anzi per il camice candido che non abbandonava mai. E forse non poteva andare diversamente: quanto dolore e quante speranze intorno alla malattia, ma anche — diciamolo — troppi interessi contrastanti e non sempre confessabili. Lui, piccolo, determinato e schivo — un «leone buono», come lo chiama il figlio Adolfo — è sempre riuscito a volare alto, più alto dei detrattori, dei fans viscerali, della corte dei miracoli che spesso vive all'ombra di un personaggio. Senza recedere mai dai suoi principi, senza rinunciare alla critica contro quella che avrebbe dovuto essere, e a suo avviso non fu, una vera sperimentazione nazionale della multiterapia Di Bella. Ai medici, ora, il dovere di valutare quanto il metodo funzioni, ma una cosa è certa: il professore non sarà dimenticato, anche se la sua non è un'eredità facile da raccogliere.

di Eugenio Tangerini

Il Resto del Carlino 02/07/2003
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