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Grazie, professore: a lei e alla sua terapia devo la vita

Grazie, professore: a lei e alla sua terapia devo la vita» Sussurra col nodo alla gola Ivana Bergonzini, presidente dell'Aian 'Maria Teresa Rossi', l'associazione di ammalati di neoplasia, nata a Modena, per volere di Ivana, dopo che Di Bella è stato al centro di accese polemiche da parte di illustri clinici. «Oggi — continua la presidente Aian — per me se ne va un salvatore, un mestro di vita. Oltre all'eredità di studi medici, ci lascia importanti messaggi ed esempi morali. Penso a lui come ai grandi del mondo. Per la sua generosità, per avere dedicato tutta la vita agli altri, mi viene di accostare il suo nome a quello di Gandhi, o di Madre Teresa di Calcutta. Ora che ci ha lasciato, credo che l'unico modo per dimostrargli la mia riconoscenza per avermi salvato la vita sarà impegnarmi ancor di più nel lavoro per l' Aian modenese». Trattenendo la commozione, Ivana racconta la sua drammatica storia e il provvidenziale incontro con Di Bella: «Sette anni fa mi sono ammalata. Mi hanno diagnosticato un cancro. Unica possibilità per sopravvivere, secondo i medici, era sottopormi alla chemio. Sono stati giorni terribili. Non riuscivo ad accettare mentalmente di effettuare una terapia così invasiva che, se da un lato poteva darmi giovamento, dall'altro avrebbe debilitato, degradato, logorato il mio organismo. Casualmente un'amica mi ha parlato del professor Di Bella e del suo metodo di terapia a base di sostanze naturali, di complessi vitaminici. Le polemiche nei suoi confronti non erano ancora scoppiate. Mi sono presentata a lui, spiegandogli il rifiuto della chemioterapia; ma gli ho parlato anche della mia voglia di vivere. Possibile che quel male dovesse proprio portarmi alla tomba?. Il professore mi ha spiegato con semplicità e chiarezza il suo metodo di cura. La sua spontaneità, i suoi occhi mi hanno dato subito fiducia e mi sono affidata a lui, seguendo alla lettera la sua terapia e tutti i suoi consigli. I miglioramenti si sono manifestati quasi subito. Sono passati sette anni da allora, e sono ancora qui. Mi sento bene e sono sempre più legata alla vita». «Per questo ribadisco: grazie professore. Grazie per quando ha consolato il mio iniziale sconforto, per quando mi ha dato coraggio, affermando che il mio organismo reagiva bene e che stavo avendo la meglio sul male. In effetti la medicina tradizionale ci ha abituato a ritenere che di cancro si muore e che il poco tempo di vita che resta è fatto di sola sofferenza. Io col cancro ho imparato a convivere, come con una qualsiasi altra malattia, per esempio il diabete, o una cardiopatia». «Non ho perso di un 'ora vita, né privata, né sociale. Ho continuato a svolgere regolarmente il lavoro e non ho trascorso un solo giorno all'ospedale — aggiunge Ivana — e tutto questo ho sentito il dovere di testimoniarlo in ogni occasione, a tutti, mettendo in risalto che l'artefice di questo miracolo è stato il professore. Per lo stesso motivo mi sono attivata per far nascere a Modena un punto di riferimento per chi ha bisogno di aiuto, di conoscere che di cancro ci si può curare, e per di più senza metodi invasivi». La presidente dell'Aian, che è occupata presso la Cgil di Modena, conclude: «Oggi la terapia del professore incontra ancora ostacoli, incomprensioni. Quando però i medici che gli hanno fatto guerra e il mondo si renderanno conto che Di Bella ha visto giusto, quella gratitudine che ora io sento così profonda nel mio cuore, diventerà finalmente corale».

di Grazia Franchini

Il Resto del Carlino 02/07/2003
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/29/4:4517431:/2003/07/02  
   
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