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L'amica farmacista: «Curava l'uomo, non la malattia» LOTTA AI TUMORI A Trento la prima associazione
Di Bella, il cordoglio dei trentini

TRENTO. E' nata a Trento, alcuni anni fa, la prima associazione in Italia che «sposava» la cura elaborata dal professor Luigi Di Bella. La morte del medico, avvenuta ieri, ha quindi colpito le molte persone che in Trentino a lui sono legate. Tra queste Francesca Ferri, la farmacista di Martignano che ha seguito Di Bella sin dai tempi dell'università, 32 anni fa. Ed è proprio la dottoressa Ferri a ricordare quali conseguenze ha avuto il «boom» del metodo Di Bella e relative polemiche: «C'è stata la presa di coscienza da parte del settore sanitario del rapporto diverso che può esistere tra medico. Di Bella ha sempre detto che non si cura solo la malattia ma tutto l'essere umano». Ci sono ancora molte persone che scelgono il metodo Di Bella per la cura dei tumori? «Ci sono molte richieste, anche se non più come una volta. Diciamo che oggi chi si avvicina alla cura del professore lo fa come scelta di diversità rispetto alle terapie ufficiali». Ora che Di Bella non c'è più? «Viene a mancare l'anima, ma il suo metodo no: ci sono molti medici che hanno la conoscenza». E un ricordo del professore arriva anche dall'Associazione nazionale famiglie contro il cancro: «Nel suo studio a Modena - scrive Roberto Rinaldi - ho conosciuto uomini e donne osteggiati dalla medicina ufficiale perchè definiti incurabili. Per ognuno di loro il professor Di Bella ha speso la vita per aiutarli e curarli con una serietà e scrupolosità che nessun medico potrebbe fare egualmente. Al professore interessava l'uomo malato e non la malattia. Non un disturbo specifico e circoscritto, ma la complessità di un essere umano nella sua interezza e sofferenza causata dal tumore o altra patologia. Non l'ho mai visto demordere dai suoi principi, mai una volta che lo sconforto abbia vinto sull'ottimismo delle sue idee».

Trentino - Corriere delle Alpi Alto Adige 02/07/2003
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