Rassegna stampa

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Addio al professore anticancro

RIMINI - “Il professore anticancro, che con la sua cura aveva nutrito le speranze di tanti ammalati, era una persona umile, vicina alla gente e alle sue sofferenze”.L’unico medico riminese a somministrare la cura Di Bella, ricorda il noto fisiologo modenese, scomparso ieri all’età di 91 anni, sempre chino sulle cartelle cliniche, disposto a discutere ogni suo dubbio e pronto a rimettere in gioco ogni certezza. “Conoscevo il professor Di Bella per essere stato suo allievo e lo ammiravo per l’umiltà con cui praticava la professione di medico. Non aveva paura di mettersi in discussione perché riteneva questo l’unico strumento di crescita veramente efficace”.La cura Di Bella, che qualche anno fa divise il mondo scientifico e anche quello dei malati, che diede una speranza a tanti riminesi, continuerà a essere somministrata, ma ora tutto sembra assumere un valore differente. “Per i malati non cambierà nulla - afferma con sicurezza il medico riminese -. Io sto continuando a seguire la terapia Di Bella in quei soggetti che rispondono favorevolmente e che vedono migliorare la propria qualità di vita dopo lunghi cicli di chemioterapia. Come me tanti medici in tutta Italia continueranno a praticare la sua cura. Quello che cambia è la strada della ricerca”.Se lui aveva segnato un punto sulla malattia - si domanda oggi chi crede nel suo cocktail di farmaci - chi continuerà la strategia di gioco fino alla vittoria? “Il problema è che il professore scriveva pochissimo - conclude il medico riminese -. Senza di lui quel ramo della ricerca potrebbe arenarsi”.Anche coloro che non hanno conoscenze scientifiche per entrare nel merito dell’efficacia o meno della cura del professore modenese, comunque ricordano Di Bella attraverso gli occhi dei suoi malati.L’avvocato del foro riminese Angelo Pulvirenti è uno dei legali che si battè perché la terapia alternativa anticancro a base di somatostatina, melatonina e bromocriptina fosse accessibile a chiunque desiderasse sperimentarla, indipendentemente dalle sue condizioni economiche. “Purtroppo sono scomparsi anche i miei assistiti: erano malati terminali di cancro che vedevano in Di Bella e nella sua cura l’ultima speranza. Era gente che da anni lottava contro il cancro con gli strumenti della medicina tradizionale, erano persone divorate dalla malattia a cui Di Bella ha regalato non certo la vita (Al punto in cui erano arrivati neanche la medicina ufficiale poteva salvarli), ma almeno qualche momento di serenità. Provavano quei farmaci più spinti dalla disperazione che dalla speranza e alcuni di loro, me lo ricordo benissimo, mi dicevano di stare meno male. Non s’illudevano di guarire, ma cercavano un po’ di serenità prima di spegnersi”.

Corriere Romagna 02/07/2003
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