Rassegna stampa

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Trattò sempre i suoi pazienti con umanità

Da subito Sanità e dintorni, proprio nel momento in cui imperversavano le polemiche con con le varie istituzioni nazionali e locali, sulla validità della somatostatina o comunque sulla terapia Di Bella in generale, ha sostenuto la posizione del mondo accademico scientifico ufficiale, che giustamente deve pretendere, in un campo come quello della patologia tumorale, regole e monitoraggi uguali per tutti e stabiliti in precedenza. Nello stesso tempo ha invitato più volte il prof. Di Bella ad accettare di considerare la sua terapia come "compassionevole": non scientificamente accettata e riconosciuta, ma comunque da utilizzare nei malati terminali più gravi, per quel sollievo e diminuzione delle sofferenze che numerosi pazienti andavano testimoniando: senza pretese, ma utile comunque. Di Bella non si è mai piegato a questa sorta di compromesso. E' stato questo, a mio avviso, il suo limite, ma nello stesso tempo la fede nelle sue conoscenze, nei suoi studi, nelle sue convinzioni terapeutiche. Al di là di queste considerazioni, credo che l'aspetto più importante del suo metodo sia stato il rapporto umano e relazionale con i suoi pazienti. Sempre e comunque Di Bella ha visitato e quasi sempre gratis qualsiasi paziente che si sia presentato per "un tempo non da ricetta", ma da ascolto. Non si vuole certo instaurare un misurometro per le visite ai pazienti. Quello che è certo è che, per tanti, troppi colleghi i pazienti più gravi in condizioni terminali diventano quasi sempre numeri ed oggetti. Per Di Bella questi pazienti sono stati "soggetti", "persone": sempre comunque e dovunque, cui dedicare il massimo delle attenzioni e l'ascolto più intenso. Più che per la somatostatina, Di Bella deve essere sempre ricordato per questa sua grande umanità e questo modo diverso di fare medicina.

di Camillo Valgimigli

La Gazzetta di Modena 02/07/2003
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