Rassegna stampa

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Il ricordo
«Fra gli applausi della folla fu suo il 25° Bisturi d'oro»

Accolto da un migliaio di persone e del suono a festa delle campane a Mareto di Farini il 5 luglio 1998, il professor Luigi Di Bella ricevette tra le ovazioni il 25° Bisturi d'oro dalle mani dell'orafo Giulio Manfredi. Piccolo di statura e dalla folta capigliatura bianca, il medico siciliano trapiantato da molti anni a Modena, era visibilmente commosso e diede una lezione di modestia: «Accolgo il premio che andrebbe dato e qualcuno lassù». Il Bisturi d'oro di Mareto gli venne annunciato cinque mesi prima, in gennaio, dal comitato unanime composto di cittadini del villaggio appenninico. «Ritengo la scelta molto azzeccata - disse il sindaco Claudio Maschi in chiesa, perché se una cura contribuisce e guarire o a migliorare le condizioni di vita anche di un solo malato, tale cura non va negata a nessuno; al di là di ogni sperimentazione ufficiale ancora in atto, noi le siamo estremamente grati per tutto quello che ha fatto e sta facendo per gli ammalati di cancro; per questo la comunità di Mareto ha voluto stringersi intorno e lei per esprimerle affetto, riconoscenza e solidarietà. La folta presenza oggi di esponenti delle istituzioni dimostra un limpido riconoscimento per il lavoro da lei svolto a vantaggio della collettività». Se alla premiazione non partecipò il presidente dell'Ordine provinciale dei medici dato l'ostracismo ufficiale alla cura Di Bella, si notò la presenza del dottor Italo Vercesi di Seminò (Ziano), già allievo del professore siciliano all'Università di Parma. «Professore - disse Vercesi l'ammiravo allora e l'ammiro ancore più oggi». Il “Bisturi d'oro di Mareto” volle premiare Di Bella per i suoi lunghi studi e per le vicissitudini che accompagnarono le sue attività nel tentativo, irto di ostacoli, di dimostrare l'efficacia della sue terapia. Del resto la chemioterapia, con l'eccezione delle leucemie e dei linfomi, è incapace di guarire i tumori. Un grande clinico, Vittorio Staudacher, già dell'Università Milano e presidente dell'Istituto di ricerche farmecologiche “Mario Negri”, proprio nella primavera del 1998, intervistato da Antonella Cremonese del Corriere, aggiunse che la chemio «mette l'inferno in corso». La cura Di Bella è altrettanto incepace di guarire, ma far star meglio i malati. Al tavolo d'onore dell'albergo De Micheli-Morandi, Di Bella aveva assaggiato, in modo frugale, quasi francescano, le vivande preparete dalla signora Clotilde: torta di patate, salumi piacentini, cannelloni coi funghi e un goccio di vino bianco e acque di sorgente. Ripartì tra gli applausi scortato del suo angelo custode, Gaetano Russo, meresciallo dei carabinieri in congedo, originario di S. Nicolò e Trebbia. Nel 1943 il professor Di Bella era in Grecia al comando di un ospedale militare da campo. A Mareto confermò la sua costante fedeltà al giuramento di Ippocrate.

Di Gianfranco Scognamiglio

Libertà 02/07/2003
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