Rassegna stampa

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Aspre polemiche politiche. La bocciatura della comunità scientifica: inefficace
E' morto Di Bella, padre della discussa cura anticancro

La terapia anticancro che portava il suo nome divise l'Italia. Furono nominate commissioni governative, aperte inchieste giudiziarie, eseguite sperimentazioni. Ma il verdetto fu negativo: la terapia non aveva efficacia. Con la morte del professor Luigi Di Bella, avvenuta ieri nell'Ospedale Estense di Modena dove era ricoverato da maggio, si riaccendono i riflettori sulla cosiddetta "Mdb" che divise il mondo scientifico e politico quando era ministro della Sanità Rosi Bindi. Il ministero istituì una commissione internazionale, presieduta dal professor Veronesi, che sperimentò il metodo su malati oncologici selezionati. Ci furono pure critiche circa i criteri di applicazione. Anche la politica si divise: il centrodestra provò a cavalcare questa tigre, salvo, poi, dileguarsi quando ci furono i risultati della comunità scientifica. Intervenne persino un pretore, quello di Maglie, il quale, ordinando la terapia a carico del servizio sanitario nazionale (il costo si aggirava intorno ai 600 euro al mese) per alcuni malati terminali che si erano rivolti a lui per ottenere la cura gratuita, di fatto creò il "caso Di Bella". Nel novembre del 1998, dopo lunghi e approfonditi esami, l'Istituto superiore di Sanità decretò che la cura Di Bella non funzionava e che non valeva neppure la pena di approfondire ulteriormente l'indagine. Una sentenza inappellabile, che però non ha scoraggiato i malati: molti guardano ancora con speranza a quella cura. Anche la rissa scientifico-politica, mai sopita definitivamente, è pronta a riaccendersi, non solo perché il figlio ha annunciato di voler continuare l'opera del padre. Il Parlamento è pronto a varare una commissione, capeggiata da Fabio Garagnani (FI), per verificare le presunte irregolarità nel corso della sperimentazione ministeriale del '98.

Liberazione 02/07/2003
http://www.liberazione.it/giornale/030702/LB12D6CC.asp  
   
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