Rassegna stampa

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Messaggi e preghiere dei malati guariti

L'hanno applaudito fra le lacrime. Hanno appoggiato fiori sulla bara appena chiusa. Qualcuno ha toccato in segno di saluto il carro funebre, che si muoveva verso Fanano. Il «popolo» di Di Bella, la gente umile, che per decenni ha ricevuto da lui cure ed affetto, ha salutato così il suo prof., ieri mattina alle 11, davanti all'ospedale Sant'Agostino. Sono state le battute finali e più toccanti di una processione all'insegna della riconoscenza iniziata di primo mattino, appena le camere ardenti sono state aperte al pubblico. Doveva essere una cerimonia riservata agli intimi, non ufficiale. Ma la famiglia Di Bella per affetto si è allargata a migliaia di componenti. Il tam- tam martedì è risuonato per tutt'Italia e ieri, da Milano come da Brescia, da Verona come da Firenze il «popolo» di Di Bella si è ritrovato con un fiore, con un bigliettino in mano, con un messaggio scritto nel cuore, davanti all'ingresso del Sant'Agostino. In silenzio hanno atteso a crocchi. Non se ne sarebbero andati anche se non fosse stato consentito loro di vedere per l'ultima volta il volto del loro prof., il suo caratteristico capo reclino. Tanto affetto non poteva essere deluso e la grande famiglia Di Bella ha avuto via libera per salutare di persona, solo per qualche istante, il professore. E' stato come un flash, un'immagine di pochi secondi, che quella gente porterà per sempre nel cuore. Una saletta damascata in rosso. Un velo bianco, come un'onda, come un abbraccio ad avvolgere la bara. Ovunque una marea di mazzi di fiori. Su molti, accanto a nomi sconosciuti, campeggiava la parola grazie. Fuori le strette di mano formali al sindaco Barbolini, ai figli, all'avvocato Aimi, a medici e ricercatori, passavano in secondo piano. Il protagonista vero era il «popolo» di Di Bella, lo stesso che per decenni ha suonato il campanello in via Marianini. Sussurrata a un occasionale vicino, spezzata a tratti dalla commozione, rivive nel racconto una storia. Fanno eco cento analoghe storie: «Sono arrivata da Brescia poco fa. Da quattro anni sono in terapia. Sto bene.Quando mi sono presentata al professore, mi avevano dato pochi mesi di vita». «Mia madre — parla una modenese — ha voluto che fossi qui a rappresentarla. Non può affaticarsi. Voleva esprimere gratitudine a chi i l'ha aiutata dopo cinque interventi devastanti». «Era il nostro medico durante la guerra. Ha curato tutta Bastiglia — aggiunge un'anziana — senza chiedere un soldo. Non ha mai fatto pesare la sua intelligenza». «Mio figlio non camminava più. Il professore lo ha curato. Ora corre di nuovo in giardino. Credo di non dover spiegare perchè sono qui» E' la voce di un bolognese. «Come faremo senza di lui?. Ora sto meglio; ma ho paura di una ricaduta» Singhiozza una voce di donna accanto all'ingresso, mentre le immagini-ricordo del professore vanno a ruba sul tavolo, accanto ad un libro colmo di firme: dietro ad ognuna trovi una storia, un grazie ed una speranza di vita.

di Grazia Franchini

Il Resto del Carlino 03/07/2003
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/29/2:4520136:/2003/07/03  
   
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