Rassegna stampa

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«ADDIO PAPA'»
Adolfo racconta gli ultimi minuti

Questa è la lettera che Adolfo Di Bella ha scritto e reso pubblica sul sito internet ufficiale www.luigidibella.it. «Anche oggi, in questa giornata apparentemente uguale alle altre, ho rivisto le stesse cose che da oltre un mese mi erano familiari: il posteggio sempre affollato, la porta d'ingresso, gli ascensori, il viso degli infermieri. Aperta la porta della stanza numero due, ecco il profilo del tuo lettino bianco, il numero sette. Anche oggi avevi il viso reclinato sulla destra, gli occhi chiusi, i tubicini dell'ossigeno alle nari, il viso terribilmente sempre più magro, che ormai non si contraeva che per qualche accesso di dolore. "Ha momenti di apnea abbastanza lunghi" mi ha detto Paola, mentre posavo la borsa sulla sedia. Ti ho fatto scendere qualche goccia d'acqua sulle labbra, e poi: "Non respira più, si è fermato il respiro" ho detto con l'angoscia che mi opprimeva il petto. Ti ho premuto il torace, in un goffo tentativo di vederti respirare di nuovo, sentendo solo le costole sporgenti, in quel tuo petto scarnificato da settimane di sofferenza. Erano le dieci e quattro minuti. Addio papà. Ho mormorato tra le lacrime "tesoro mio, tesoro mio" ma tu sei rimasto immobile, la bocca socchiusa, la fronte possente priva di rughe, serena. La mano, quella mano calda che ti tenevo stretta sulla poltrona di via Marianini, che stringeva la mia durante gli accessi di dolore, era inerte sul lenzuolo. La tua mano di padre che tutto diceva con un suo movimento, amore, conforto, dolore, solitudine, quella mano che per ore s'intrecciava alla mia durante i lunghi pomeriggi domenicali d'inverno, non mi accarezzerà più il capo, non si poserà più sul viso. Mi hai aspettato perché non potevi, non volevi lasciarmi senza un saluto, senza che io fossi sfiorato sul viso dalla tua anima bella, finalmente liberata dalla prigione del corpo. L'amore è più forte della morte, e tu mi hai aspettato. Mentre il medico accorso ti era accanto, sono uscito sul terrazzino, dal quale si vedono la Ghirlandina, il Duomo, la chiesa di S.Eufemia, accanto alla vecchia sede dell'istituto di Fisiologia; il terrazzino dove per più di un mese, ogni mattina, pomeriggio e sera ho pregato, ho invocato la preghiera della mamma, sperato, disperato, chiesto che si compisse la volontà di Dio. L'aria mi è sembrata leggera, dorata dal sole estivo, il sole del mese di luglio, il mese del compleanno che non festeggeremo: alcuni passerotti saltellavano tra le grondaie e sparivano nel cielo in un frullo d'ali. Liberi come ora sei tu, papà. Mi pareva di sentire sui capelli una carezza lieve lieve e di udire il sussurro di una voce adorata. Prima di rientrare ho guardato la croce dorata che splendeva sulla cima della Ghirlandina e mi è sembrata il simbolo di un dolore e di un amore che mi seguiranno per tutta la vita».

Adolfo Di Bella

La Gazzetta di Modena 03/07/2003
http://www.gazzettadimodena.quotidianiespresso.it/gazzettamodena/arch_03/modena/cronaca/dc304.htm  
   
indirizzo di questo documento: http://www.atsat.it/articolo.asp?id_articolo=474
   
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