Rassegna stampa

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«Le sue ultime volontà? Alla larga gli speculatori»

Le ultime volontà del professor Luigi Di Bella sono racchiuse in un dattiloscritto di due pagine che reca in calce la firma del professore. E' il testo che ha dettato quando, ormai cosciente del declino delle sue condizioni di salute, ha sentito il bisogno di ribadire, lucidamente, il suo pensiero. E' questo l'ultimo scritto lasciato da Di Bella, custodito gelosamente dal figlio Adolfo, che non ritiene opportuno divulgare il contenuto, almeno in questo frangente: «Sono cose in buona parte già note — si affretta a dire — che potrei definire consigli e auspici che rivolge a medici, associazioni e familiari. La sua prima preoccupazione è di non consentire, dopo la morte, incresciose speculazioni che possono fare male alle persone che soffrono. Niente di sconvolgente, mi verrebbe da dire, diversi passaggi contengono espressioni belle e affettuose verso i figli, ma anche la precisazione di non avere individuato nessuno in grado di portare avanti la sua ricerca». Riguardo ai rapporti con il fratello Giuseppe, Adolfo Di Bella chiarisce che non ci sono screzi: «Chi dice che ci sono divisioni tra noi si sbagli di grosso, da ieri ci saremo sentiti forse dieci volte, e ci diciamo sempre tutto». Diversi concetti sono condivisi da Giuseppe Di Bella, il medico che in diverse dichiarazioni ha ribadito: «Mio padre non ha eredi scientifici, e nemmeno io posso o voglio paragonarmi a lui. Quel che mi interessa è però contribuire a ricapitolare, ordinare e divulgare la sua opera, anche al fine di raccogliere quei consensi che finora non ci sono stati per mancanza di opportunità. Il professor Di Bella non era solo il medico buono, ma anche il grandissimo scienziato che abbiamo conosciuto». «Ai medici — continua Giuseppe Di Bella — dobbiamo dare, nella forma più chiara e comprensibile l'intero suo metodo. Alludo ai principi antitumorali studiati da mio padre e convalidati a livello mondiale, introdotti da lui per primo. Questo messaggio deve raggiungere anche il mondo politico e la sfera dell' informazione. Ci sono priorità giuridiche e scientifiche da rispettare, ma se non si possono utilizzare i farmaci allora la nostra cura finisce a metà». Gli archivi e i libri della casa di via Marianini saranno presto riclassificati e registrati. L'edificio a piano terra diventerà una sorta di museo, l'ambulatorio è fermo e non riaprirà mai più qui, ma il piano dei laboratori chimico-biologici, con il team dei ricercatori e il corredo di strumenti, andrà avanti.

di Alessandro Malpelo

Il Resto del Carlino 04/07/2003
http://ilrestodelcarlino.quotidiano.net/chan/29/3:4522808:/2003/07/04  
   
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