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L'anziano fisiologo oggi dimesso dall'Hesperia
I famigliari lo vorrebbero a riposo, ma lui scalpita per tornare al lavoro nello studio

I famigliari lo vorrebbero a riposo, ma lui scalpita per tornare al lavoro nello studioVoleva tornare a casa ieri, ma poi ha accettato di essere dimesso oggi. E chi lo ha visto ieri, poco dopo mezzogiorno, nella sua stanza - la numero 250 - del reparto di terapia subintensiva della clinica Hesperia Hospital, coccolato dai suoi congiunti, non poteva credere che il professor Luigi Di Bella - 90anni il prossimo luglio - fosse stato colto, appena due giorni prima, da una crisi cardiaca notturna, con battiti ridotti a flebili rintocchi, seguita da grave insufficienza respiratoria (e lui vive da solo) tamponata in mattinata dal prezioso intervento degli operatori del 118. Poco dopo, per scongiurare le ricadute che apparivano probabili, era stato ricoverato in clinica, con successivo impianto di un pace-maker. La voce vibrante e sicura, la pelle del viso liscia e riposata, gli occhi vispi e scintillanti come non gli si vedevano da mesi, Luigi Di Bella dimostra ancora una volta, a chi sta di fronte al suo letto, di avere una marcia in più. Stavolta nel fisico, macilento solo per finta, e capace di cadere giù e di rialzarsi di scatto come succede ai ventenni. "Ho mangiato proprio di gusto!", ammette soddisfatto mentre si lascia sfilare il piatto vuoto, "ma le polpette le eviterei". Sdraiato a tre quarti, inforca gli occhiali e rimanda al pomeriggio il caffè che la nuora Letizia gli propone, perché, dice, "l'ho già preso, me lo ha offerto lui stamattina" indicando il figlio Adolfo. Arriva una telefonata, l'ennesima di persone che chiedono di lui: pazienti, amici, medici. "Pronto, Giancarlo, buongiorno, come sta? E sua figlia? E i suoi nipotini?", chiede all'interlocutore evidentemente spiazzato, poiché il paziente stavolta doveva essere lui e non Giancarlo Minuscoli di Albino, provincia di Bergamo, l'allievo medico veterano, che lo segue dal 1973 quando scoprì sul settimanale Amica che un fisiologo modenese aveva curato con successo sette casi di leucemia e si mise in contatto con lui senza mai più staccarsene. Di Bella si informa dello stato di salute di tutti quelli che lo chiamano e anche dei loro familiari (non riuscendo a dissimulare la riconoscenza verso chi s'è fatto vivo) e non c'è speranza che si dimentichi della patologia - pressione e formula leucocitaria comprese - di nessuno dei suoi pazienti. Ma si capisce che sa di essersela vista brutta, quando parla di morte. Ed è la prima volta che lo si sente parlare della propria, mentre il figlio medico Giuseppe, accorso da Bologna, lo mette a parte dell'ultimo bollettino tirando le somme su ciò che attende il padre in via Marianini: "Con questi valori andrai come un turbo almeno altri diceci anni". Parla ora di "morte fisiologica" (ma "quella non esiste") come ne aveva parlato la sera prima con i cardiologi della clinica F. Corghi e R. Rigo che lo stanno seguendo con attenzione e che, manco a farlo apposta, furono suoi allievi all'università di Modena. Poi fa una lunga dissertazione sul muscolo cardiaco e sul suo nutrimento, sul ruolo delle fibre, delle proteine, delle vitamine, degli elettroliti, sul potassio soprattutto, e sugli alimenti che lo contengono anche se a volte "non è sufficiente che vi sia contenuto affinché esso sia davvero assorbito". E ancora: sulla corretta e costante alimentazione perché, aggiunge, se certe sostanze essenziali non arrivano ai muscoli, essi tendono a non espandersi, ma il cuore non si può permettere di fermarsi. Poi tocca al quadricipite femorale "questo qua, vede", spiega calando la mano a palmo aperto sull'arto destro, infine agli edemi e all'apoptosi e manca poco che ci si metta a discutere dell'incredibile attualità della sua tesi di laurea intitolata "La permeabilità ai gas tossici del polmone in rapporto allo stato di umidità" (come dire: targhe alterne quando non piove, ma 65 anni prima) discussa il 14 luglio 1936 con 110 e lode. Chissà perché, ma si finisce in Grecia e si mette a parlare in lingua ("voi ve lo ricordate il greco?") e ricorda un caso che risale al tempo in cui fu capitano medico a dirigere per due anni e mezzo l'ospedale da campo della 39† Divisione Acqui e della 209† Divisione Modena. Il tuffo negli anni 40 non lo distoglie dall'attualità, che è fatta dei suoi pazienti e dei suoi studi. "Voglio rientrare a casa - proferisce - e intendo rientrare stasera stesso. Con questo elettrocardiogramma non cè motivo di preoccuparsi". Intanto i suoi pazienti gli sono vicini anche virtualmente: "Chiedo ai moderatori se possono tenere aggiornato il forum sulle condizioni del Professore, al quale mando un grandissimo in bocca al lupo", scrive Pierluigi al forum http://www.luigidibella.it/forum/ l'unico sito che lui ha ufficializzato. Gli risponde on line il figlio Adolfo: "Ringrazio coloro che mi hanno contattato per avere notizie e saluto tutti anche a nome di mio padre. Tranquillizzo coloro ai quali sta a cuore che il prof. Di Bella continui a svolgere il suo lavoro come medico e come scienziato: le analisi hanno rivelato valori invidiabili, ed entro fine settimana riporterò mio padre in via Marianini, nella speranza di fargli accettare qualche giorno di riposo". Ma per l'anziano fisiologo evidentemente i giorni di riposo sono già troppi.

Vincenzo Brancatisano

La Gazzetta di Modena 31/05/2002
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