Rassegna stampa

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«Di Bella ha dato speranza ai malati»

«Ci sentiamo tutti un po' orfani: Di Bella è stato uno scienziato che ha lavorato gratuitamente, che ha speso la vita per far star bene gli altri». Questo il ricordo di Angela Crippa, presidente del Centro di ascolto per malati neoplastici di Bergamo, del professor Luigi Di Bella, scomparso martedì mattina a Modena e conosciuto per le sue terapie «alternative» contro il cancro. «Ho incontrato Di Bella per quattro volte - continua Crippa -. Mio marito era ammalato di un male incurabile; aveva fatto tutto il percorso della medicina ufficiale, dichiarato chemioresistente, malato terminale con due-tre mesi di vita. Nel '99 abbiamo incontrato Di Bella per la prima volta: dopo tre ore e mezza di visita non ha voluto compensi e ci ha ringraziato per la fiducia in lui. Oggi mio marito è guarito, non ha più segni di malattia e conduce una vita normale. Quegli anni per noi sono stati un calvario, sia per capire quali erano i medici che davvero applicavano la terapia Di Bella, sia per reperire i vari farmaci». Da quell'esperienza - racconta Crippa - ha preso il via l'associazione che gestisce il Centro di ascolto: «Durante quegli anni abbiamo incontrato altre persone nelle nostre stesse condizioni: ci siamo uniti e abbiamo fondato l'associazione. All'inizio la gente arrivava da noi grazie al passaparola tra i malati, poi abbiamo partecipato a trasmissioni televisive e ci siamo fatti conoscere. Oggi abbiamo 57 iscritti, ma l'associazione è aperta a tutti, l'iscrizione è gratuita. La nostra associazione collabora con le altre due presenti in Lombardia, a Brescia e a Mantova. Alle persone che si rivolgono a noi per chiedere aiuto diamo informazioni sulle terapie e sui medici che le applicano: i veri allievi di Di Bella in tutta Italia sono una quindicina, due sono di Bergamo. L'angoscia più grande è vedere le difficoltà dei malati nel sostenere i costi elevati della cura Di Bella, perché i farmaci non sono mutuabili. Ci sono persone che lasciano questa strada per problemi economici. La soddisfazione più grande è, invece, vedere persone che, dopo essere arrivate da noi disperate, riprendono speranza quando vedono i risultati delle cure». Riguardo ai risultati, Crippa osserva che «spesso la malattia regredisce fino a sparire. In altri pazienti la malattia si stabilizza e viene curata; nei casi più disperati la terapia rallenta la malattia e garantisce qualità di vita». «Il Centro di ascolto - conclude Crippa - è un'esperienza che dà grande speranza e soddisfazione». Il centro ha sede ad Ambivere nell'abitazione della sua presidente.

G. Ra.

L'Eco di Bergamo 05/07/2003
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