Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

La sentenza di merito (una delle prime in Italia) del giudice a favore di una friulana
Cura Di Bella con rimborso

Ass e ospedale devono erogare la terapia: l’efficacia valutata solo nel caso della donna Una friulana cinquantenne, impegnata da oltre sette anni, con tutte le sue forze, in una lotta per la vita, contro il male del secolo, ha vinto una battaglia, non certo secondaria. Ha, infatti, ottenuto (grazie a una sentenza che è tra le prime pronunciate in Italia) dal giudice del lavoro del tribunale di Udine, dottoressa Marina Vitulli, il riconoscimento del diritto «all'erogazione gratuita, da parte dell' Ass» competente e «da parte dell’azienda ospedaliera "Santa Maria della Misericordia" di Udine, dei medicinali antitumorali di cui al cosiddetto “Multitrattamento Di Bella”». Potrà, pertanto, proseguire nella cura fondata sui presidi farmacologici a base di somatostatina, utilizzati, su un numero elevato di pazienti, dal professor Luigi Di Bella, di Modena. I medicinali, peraltro, le erano stati forniti «provvisoriamente e gratuitamente» già in forza di un provvedimento, emesso il 29 gennaio '98 (confermato il 17 febbraio successivo), dall'allora pretore del lavoro dopo il ricorso d'urgenza presentato dagli avvocati Giuseppe e Andrea Cudini di Latisana. La ricorrente non dovrà, inoltre, rimborsare, gli importi anticipati (nel solo 1998 oltre 16 milioni di lire) per garantire la fornitura dei medicinali dalle due aziende sanitari che, infine, le dovranno corrispondere, per la quota di un quarto la prima e per il residuo la seconda, le spese di lite liquidate in complessivi 2.582,28 euro. Il male nella donna, coniugata e madre di tre figli, si era manifestato nel gennaio '95. Gli accertamenti diagnostici effettuati all'ospedale civile di Udine, avevano evidenziato la presenza di un «linfoma non Hodgkin T linfocitario» polmonare, a basso grado di malignità, con metastasi. Erano seguiti alcuni cicli di chemioterapia, con effetti collaterali di notevole importanza. Nel maggio '96 era intervenuto un trapianto di midollo osseo autologo. Due anni dopo, in seguito a una recidiva, era riproposto, dai medici curanti, un ciclo chemioterapico, rifiutato, però, dalla donna, che, invece, si era sottoposta al «Multitrattamento Di Bella», con progressiva diminuzione della sintomatologia dolorosa e sensibile miglioramento delle condizioni generali. Ciò era stato evidenziato da una risonanza magnetica effettuata nel gennaio '99, sulla base di una riduzione delle tumefazioni linfonodali, inserite in una quadro di remissione parziale della malattia. Ma il «coktail Di Bella» prevede l'utilizzo di medicinali diversi e di questi solo alcuni risultavano (e risultano) mutuabili; per gli altri il paziente è costretto a sborsare, giornalmente, ben 232 euro. Ne derivava la necessità di ottenere, attraverso un giudizio di merito, la conferma dell'originario provvedimento d'urgenza, nel corso del quale era stata, disposta un consulenza tecnica d'ufficio collegiale. Nel ricorso, gli avvocati avevano espressamente richiesto al giudice la condanna delle controparti alla somministrazione gratuita dei farmaci a base di somatostatina. Si erano costitite le due aziende sanitarie ribadendo di essere sottoposte a precise regole, scaturanti dall'applicazione dei principi fondamentali della legislazione vigente e, inoltre, che le sperimentazioni, disposte dal ministero della sanità su tutto il territorio nazionale, non avevano dato riscontri positivi. La dottoressa Vitulli, dopo aver ripercorso l'iter medico-ospedaliero della ricorrente si richiama, in motivazione, al certificato redatto dal dottor Andrea Frassineti, di Bologna, nel quale si sottolinea come «la paziente debba proseguire la terapia di cui al protocollo "Di Bella", da ritenersi assolutamente indispensabile alla sopravvivenza, almeno per un anno, anche alla luce della stabilizzazione del quadro clinico, non altrimenti ascrivibile se non alla terapia effettuata». Per il magistrato udinese, a prescindere dai risultati della sperimentazione nazionale, la multiterapia del medico modenese pare «avere efficacia sulla patologia di cui è affatta la ricorrente e sulla qualità della vita». Ne consegue la necessità di «consentire l'impiego di soluzioni terapeutiche in grado di garantire condizioni di esistenza decorose e di limitare gli effetti collaterali dei trattamenti». Va, quindi, riconosciuto il diritto al trattamento richiesto, che proprio sulla base del certificato redatto dal dottor Frassineti, dovrà proseguire almeno per un anno, a far data dal 17 novembre 2001. Giovanni Cinque

Il Messaggero Veneto 09/06/2002
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