Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

Nuove polemiche attorno al nome del professor Luigi Di Bella. La critica implicita è nei confronti della sua visione della medicina e dei compiti e doveri di essa rispetto ai pazienti
Attacchi volgari e sconsiderati al professore di Modena

Ancora polemica sul metodo Di Bella Il metodo Di Bella per la cura dei tumori è stato sottoposto a sperimentazione clinica qualche anno fa e il parere dei professori universitari responsabili della sperimentazione fu negativo. D'altra parte per quel poco che ho potuto vedere, i professori intervistati in televisione espressero già una manifesta avversione al metodo del professore modenese ancora prima della sua sperimentazione, dimostrando di nutrire già in partenza forti preconcetti verso di esso. In secondo luogo essi applicarono al metodo Di Bella dei criteri statistici basati su protocolli, che uniformano l'applicazione della terapia, senza tener conto delle particolarità individuali. Infine bisogna tener conto delle implicazioni economiche sottese ad un'eventuale approvazione: esse sarebbero state tali da sconvolgere i bilanci di ditte farmaceutiche importanti. Si tratta di fenomeni già avvenuti in passato, a partire dal famoso metodo Bonifacio, che aveva ideato una terapia immunostimolante a partire dal siero di capra, negli anni Sessanta e Settanta, ma anche negli anni successivi sino ad ora numerosi metodi basati sull'immunostimolazione e su criteri diversi da quelli convenzionalmente accettati furono e sono violentemente attaccati dalla medicina ufficiale. L'establishment che regge la ricerca sui tumori è molto compatto e chiuso a qualsiasi novità che potrebbe alterare lo status quo. Ciò è anche umano e comprensibile sotto i più svariati punti di vista, ma rimane un forte dubbio riguardo alla salvaguardia degli interessi reali del malato. Chi scrive non è in grado di esprimere un giudizio di merito riguardo alla validità del metodo Di Bella. Non mi sono mai occupato direttamente di esso, ma ho sentito la testimonianza positiva di pazienti e colleghi che l'hanno sperimentato o ricevuto. Tutti coloro con cui ho parlato erano entusiasti, dichiarando di avere visto ottimi risultati. Per quel poco che so, il professor Di Bella segue due principi, che lo mettono in partenza in netta contrapposizione con la medicina convenzionale: Il primo principio è l'individualizzazione della terapia, Il secondo è la stimolazione immunitaria, piuttosto che l'uccisione delle cellule cancerose. L'establishment convenzionale dice invece: Non esiste l'individualità terapeutica, dunque i pazienti affetti dalla stessa "categoria" di tumore per noi sono tutti uguali e di conseguenza li sottoponiamo allo stesso "protocollo" terapeutico. Già il termine "protocollo" mi dà i brividi e mi fa pensare a qualcosa di burocratico e impersonale, come in effetti è. Se si ascoltano le riunioni degli oncologi, si assiste a una sfilata di dati statistici, ma senza nessuna nota personale. Non esiste la descrizione di un caso individuale, ma solo numeri. In secondo luogo il principio prevalente è quello di ammazzare le cellule cancerose. L'unico problema è che per ammazzare le cellule cancerose si ammazzano anche le cellule sane e talora vi è il sospetto che i pazienti muoiano più per la debilitazione indotta dalle "terapie", che non per il tumore stesso. Se prendiamo superficialmente in considerazione questi dati, possiamo comprendere come in nessun caso il metodo Di Bella avrebbe potuto essere accettato. Accettarlo, avrebbe significato stravolgere completamente la metodologia di cura dei tumori e non solo di quelli. Perciò si è dovuto ufficialmente negare la validità del suo metodo, applicando ad esso una modalità d'uso sbagliata in partenza, che il professore stesso ha disconosciuto. Ciò non è bastato a coloro che hanno visto lo scienziato di Modena come una seria minaccia e hanno cercato e cercano di ridicolizzarlo. Così recentemente è accaduto nel corso del Maurizio Costanzo show, trattandosi in quel momento l'argomento di maghi ed imbroglioni vari, che, essendosi domandato ad alta voce Maurizio Costanzo: "Come si fa a credere a questi ciarlatani?", l'ex ministro della Sanità Rosi Bindi, presente alla trasmissione, ghignando, .abbia affermato: "Non ci dimentichiamo che appena tre anni fa un'intera nazione ha creduto al dottor Di Bella. Sono state fatte addirittura manifestazioni a suo favore e una parte del mondo politico lo ha difeso...". A proposito di tale episodio Roberto Paradisi su Libero del 12 aprile 2002, commenta: " Un colpo basso, troppo basso. Di Bella è apparso così come quel criminale che ha costretto alla sedia a rotelle la giovane donna plagiata. E' apparso come un apprendista stregone senza scrupoli. Un atto meschino e sconsiderato". Lo stesso giornalista continua poi così: "...Il mio ragionamento non riguarda il campo strettamente medico-scientifico, ma parte da un approccio al problema di tipo medico filosofico... La colpa contestata al professore di Modena era una soltanto: avere introdotto nel campo medico un principio assolutamente rivoluzionario: esiste il malato, non il male...Ciò che faceva e fa paura è questo principio che scardina le convinzioni della cultura ufficiale, che è cultura razionalista e positivista (aggiungerei: nel senso più falso del termine)...Non esiste una cura uguale per tutti, ma esistono tante cure per quanti sono i malati, anche in considerazione di come ognuno reagisce alla malattia... Per avere detto questo Di Bella continua ad essere additato come un mago ciarlatano...Il presupposto filosofico (della medicina ufficiale) è che tutti gli uomini sono uguali...Ma l'uomo è un tutt'uno di corpo e spirito" Malgrado il professor Di Bella non pratichi né l'omeopatia né un'altra tecnica appartenente alla Medicina Naturale, i suoi principi operativi e la sua prassi lo pongono in essa, il suo metodo è un metodo naturale, che mira a stimolare le difese immunitarie e l'energia del paziente, dopo che è stato individualmente visitato e considerato nella sua interezza umana, al di là di qualsiasi generalizzazione. Nella storia della medicina occidentale, Ippocrate, il padre di essa e sulle cui parole ancora adesso i medici giurano al momento della laurea, fu il primo a sostenere il metodo Di Bella. perciò appare eufemisticamente curioso, che coloro che hanno giurato sulle parole di Ippocrate, se ne discostino poi vergognosamente nel loro comportamento professionale. Delle due l'una: o si rinnega Ippocrate o si rinnega il metodo attuale falsamente scientifico di praticare la medicina.

Flavio Gazzola

Naturalis Medicina.it 17/08/2003
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