Rassegna stampa

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Parla l'ex giudice paladino del metodo anticancro e oggi consigliere dell'Italia dei Valori
Cura Di Bella, Madaro attacca "Regione Puglia, datti da fare"

"Caro presidente Fitto, datti da fare. Prendi esempio da Francesco Storace, del Polo come te, che nel Lazio ha dato il "via libera" ad una nuova sperimentazione del metodo Di Bella. Lungo questa strada hanno intenzione di muoversi anche i "governatori" di Lombardia e Toscana: uno della Casa delle libertà e l'altro dell'Ulivo. A dimostrazione del fatto che la terapia del vecchio medico modenese, non è né di destra né di sinistra. Piuttosto, rappresenta l'ultima speranza per tanti ammalati di cancro ai quali è immorale negarla. Soprattutto in una regione come questa, dove per primi riuscimmo ad imporre alla struttura sanitaria pubblica di curare un bimbo di due anni devastato da un tumore al cervello con il cocktail di farmaci del professor Luigi Di Bella". Era il 1998, e il pretore tutto toga e somatostatina si chiamava Carlo Madaro, lo stesso che a distanza di tre anni lancia "un appello" - così lo definisce - agli amministratori regionali del tacco d'Italia. "E' necessario varare una legge per rimborsare le spese a chi paga di tasca propria l'opportunità di ricorrere al "protocollo Di Bella", e che in Puglia sono non meno di un migliaio". Madaro amministrava giustizia tra Maglie, Otranto e Campi Salentina: da oscuro Carneade del Salento diventò ospite fisso di giornali e televisioni come paladino del metodo anticancro "inventato" dal ricercatore emilianoromagnolo. "Sei mesi di celebrità posso pure sopportarli" scherzava con i cronisti questo magistrato alto un soldo di cacio, con il vezzo d'indossare cravatte vistose e una barbetta spruzzata di bianco. Con i tempi che corrono, è un consigliere regionale dell'Italia dei Valori. Se i giornalisti gli citano il contadino più famoso d'Italia - Tonino Di Pietro da Montenero - fa spallucce e storce il muso: "Rimango uno studioso, io, non un praticone del diritto". Senza malizia, per carità. Subito dopo scuote la testa, ostinato più che amareggiato: "Evidentemente, solo perché sono all'opposizione non mi prendono in considerazione: né Fitto né, tanto meno, l'assessore alla Sanità Mazzaracchio. Di ascoltare, mi ascoltano. Ma nessuno mi avvicina per capire quello che si deve fare". Come quando vestiva, suo malgrado, i panni dell'eroe popolare, Madaro ripete che "la libertà terapeutica non si può negare a chi si trova in gravi condizioni di salute e che il sottoscritto, nelle sue sentenze, descriveva come gli "orfani di terapia"". Va giù a rotta di collo, il giudice "prestato" alla politica, nel momento in cui deve occuparsi dei "malatiseguaci" di Di Bella. Eppure il ministro della Sanità Sirchia, avverte che la cura non ha basi scientifiche... Madaro appare rassegnato a tutto, ma non all'idea di tornare nell'ombra. "E' come se prendessi posto in una macchina del tempo, e tornassi indietro negli anni: le stesse difficoltà, le stesse perplessità da parte delle autorità costituite. La Puglia, però, non può mostrarsi insensibile. E' un dovere etico oltre che giuridico, darsi da fare per chi ha un tumore e crede di sconfiggerlo con questo tipo di terapia. Perfino indipendentemente dai "responsi ufficiali" della scienza, non si può fare finta di niente". Sì, Carlo Madaro tornerà a dare battaglia contro la "violazione palese del diritto alla salute". Aveva detto: "Questo Paese è così moderato che basta pensare perché ti vedano come un ultrà". Dice: "Sono pronto a rimboccarmi le maniche, un'altra volta".

Lello Parise

La Repubblica 13/11/2001
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