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Nuovo "no" dagli oncologi
Cancro, la terapia Di Bella scatena la polemica

ROMA. Fuoco di fila contro Storace che ha "riesumato" la cura Di Bella contro il cancro assicurando il "sostegno a una nuova sperimentazione". Il primo a frenare è lo stesso ministro della Salute Girolamo Sirchia. Replica agli impegni del "governatore" del Lazio assunti con i malati di cancro che in duecento, con le loro famiglie, si erano dati appuntamento due giorni fa in Campidoglio per un incontro con il professore novantenne sottolineando che "quella cura è già stata sperimentata in Italia nel '98 e, in termini di efficacia terapeutica, ha dato esiti negativi". Storace non prende male la dichiarazione. Anzi, la considera un passo in avanti: "Non chiude la porta a proposte di nuova sperimentazione su base scientifica della multiterapia e sottolinea che probabilmente non c'è sicurezza rispetto a quanto avvenuto nel '98". In effetti il ministro, che non era stato "n‚ informato n‚ interpellato sull'ipotesi di un'altra sperimentazione", precisa "che una richiesta ufficiale sarà valutata alla luce dei dati scientifici". Così, quella cura, dopo la bocciatura, tre anni fa alla fine di un "collaudo" di sette mesi in cinquanta ospedali e su un migliaio di pazienti, auspice Storace, rifà capolino nel Lazio, insieme con il dolore e le attese di tanti malati di tumore. Ed è subito polemica. "Il presidente della Regione ignora i progressi scientifici degli ultimi dieci secoli", attacca il segretario nazionale dell'Aiom, l'Associazione italiana degli oncologi, Francesco Di Costanzo. "Galileo, Newton, Montalcini, per lui hanno lavorato invano. Spreca risorse per iniziative sulle quali il mondo intero avrà di che stupirsi, invece di dare risposte serie ai bisogni dei malati: centri sanitari, nuova organizzazione, assistenza a domicilio, sostegno psicologico". "La possibilità di adottare la terapia Di Bella è un diritto insopprimibile", sostiene, invece, il consigliere regionale Claudio Bucci (Fi), promotore di una mozione in sostegno del trattamento. Mentre dall'opposizione giungono critiche roventi: "Quante altre prove di inefficacia occorrono per indurre Storace a smetterla di strumentalizzare la disperazione dei malati?", chiede la diessina Giulia Rodano. Anche se non in modo netto, sulla sperimentazione la sinistra è contraria, la destra a favore. Nei pronunciamenti degli oncologi, invece, non sembrano esserci divergenze. E Sergio Amadori, che dell'associazione di categoria è stato presidente, auspica che "dopo la sperimentazione del '98 e i suoi risultati, i colleghi sappiano chiamarsi fuori da polemiche che di scientifico hanno poco". A tutti risponde lo stesso Luigi Di Bella: "Trascurare la mia terapia comporta la sofferenza e la morte. O si desidera davvero la salute e la vita, oppure si resta indifferenti - afferma l'oncologo -. O si accetta questo principio o lo si respinge. Il problema vero è tutto qui". Il professore modenese, al centro un paio di anni fa di una furente polemica sulla sua cura anti cancro, difende la terapia basata su un cocktail di farmaci, alternativa alla chemio. La decisione del governatore della Regione Lazio di concedere una seconda chance alla cura, apre probabilmente una nuova fase: "L'iniziativa di Storace non è improvvisa e casuale, - afferma Di Bella - ma un passo avanti consentito dalle conclusioni del convegno scientifico tenuto a Roma nel febbraio scorso". "Trattato con la chemio il tumore del pancreas ha il 4% di sopravvivenza dopo 6 mesi, mentre noi arriviamo al 35-40% dopo due anni. E poi - conclude - bisogna ascoltare le testimonianze dei pazienti".

Il Giornale di Sicilia 13/11/2001
http://siciliaesanita.fimmg.org/2001/nov/13/cn01.htm  
   
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