Rassegna stampa

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Chiesta una commissione di inchiesta per fare luce su come è stata condotta la sperimentazione Cè (Lega): ancora troppi dubbi, i cittadini meritano chiarezza
Il caso Di Bella va riaperto

Roma Si è svolta ieri, presso la sala stampa della Camera dei deputati una conferenza stampa organizzata da alcuni parlamentari appartenenti alla Casa delle Libertà, dal titolo: “Di Bella, venti ragioni per riaprire il caso”, nel corso della quale sono state presentate altre 20 interrogazioni sulle presunte irregolarità della sperimentazione, in aggiunta alle 30 che erano già state presentate a luglio. A rappresentare la Lega Nord c’era l’onorevole Alessandro C’è che si è sempre battuto perché sull’intera faccenda fosse fatta la maggiore chiarezza possibile a tutela dei malati, anche senza avallare o promuovere in alcun caso la multiterapia del professore modenese. Onorevole Cè, quali motivi vi hanno spinto a convocare la conferenza stampa? «Con questo atto abbiamo voluto denunciare per l’ennesima volta la situazione che sta emergendo in merito al modo con il quale è stata gestita la sperimentazione sul metodo Di Bella». Ultimo atto di una lunga serie di atti a livello parlamentare? «Certo, anche se abbiamo già presentato molte interrogazioni, ripresenteremo a breve una nuova interpellanza urgente e in settimana depositeremo anche la richiesta di una commissione di inchiesta sulla sperimentazione». Che fini dovrebbe avere questa commissione di inchiesta? «Principalmente quello di fare chiarezza. La vicenda del resto è complicata, perché la sperimentazione è stata avviata quando al ministro della sanità c’era Rosy Bindi, la quale aveva nominato come responsabile della sperimentazione stessa Umberto Veronesi, che oggi l’ha sostituita come ministro della Sanità. Veronesi, nonostante le nostre numerose sollecitazioni, non ci ha ancora fornito risposte esaurienti ai nostri numerosi dubbi». Quali sono i punti che secondo voi vanno ancora chiariti? «Ci sono dei fatti che fanno pensare e che meritano degli approfondimenti. C’è una inchiesta del procuratore Guariniello in merito a dei possibili abusi e falsificazioni durante la sperimentazione. In particolare a proposito di alcuni farmaci che sembrano essere stati somministrati scaduti e a proposito delle terapie cui sono stati sottoposti i pazienti è stata rilevata presenza di acetone, cioè di una sostanza particolarmente tossica e cancerogena. Quest’ultimo aspetto era stato segnalato dallo stesso professor Di Bella, che nel compilare il protocollo della terapia aveva specificato che era assolutamente necessario eliminare ogni traccia di acetone che si sarebbe originata nella preparazione dei farmaci. Questi due fatti “sospetti”, sono stati rilevati dai Nas dei Carabinieri e nonostante questo, il governo non da ancora risposte che riteniamo soddisfacenti». In questi giorni comunque si è sentito parlare di una possibile archiviazione del caso? «Si, qualcuno, magari anche in ambienti governativi, sembra che spinga in questa direzione. Noi riteniamo che una cosa del genere sia assolutamente intollerabile perché è necessario dare una risposta chiara a tutti i cittadini, ma in particolare a coloro che direttamente o indirettamente, sono coinvolti nella cura dei tumori. Non è possibile continuare a tergiversare quando in gioco c’è la salute dei cittadini, tanto più che nei casi in oggetto si tratta di cittadini particolarmente deboli, in una situazione di grande sofferenza personale e familiare». A distanza di anni dal clamore delle prime notizie al riguardo rimane comunque ancora molto ostracismo verso Di Bella? «Si, e mi pare che questo ostracismo sia fin troppo eccessivo. La situazione lascia presagire che alla base di tutto ci siano degli interessi economici, perché se la vicenda fosse solo scientifica credo che l’atteggiamento verso la multiterapia sarebbe stato ben diverso».

La Padania 21/09/2000
http://www.lapadania.com/2000/settembre/21/21092000p05a1.htm  
   
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