Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

La presiederà il figlio Giuseppe che si propone di portare avanti studi e ricerche sulle patologie neoplastiche e degenerative. L’interesse di scienziati e clinici.
Una fondazione per sperimentare la cura Di Bella

BOLOGNA - Un passo alla volta il «revisionismo scientifico» nei confronti del professor Luigi Di Bella, il controverso scienziato scomparso un anno fa e che ha indicato una nuova via verso la cura dei tumori, sta facendo molta strada. L’antica ostilità della comunità scientifica internazionale allenta la morsa e almeno le intuizioni principali legate al mix di melatonina e somatostatina ideato dal professore, vengono lentamente recepite. Osteggiato da vivo e osservato con interesse da morto. Su questo scenario costellato in un recente passato di infiammati dibattiti sui giornali, nelle aule giudiziarie e perfino sui banchi del Parlamento, il figlio dello scienziato, Giuseppe Di Bella, otorinolaringoiatra di Bologna, porta avanti in silenzio una personale battaglia per non disperdere il patrimonio messo insieme dal padre, l’«uomo della speranza» che ha visitato gratis migliaia di ammalati di cancro e che ha dovuto subìre il fallimento della sperimentazione (truccata secondo i dibelliani) messa in piedi dal ministero della Sanità ai tempi di Rosy Bindi. Ora, dopo due anni di lavoro, Giuseppe di Bella è riuscito ad ottenere dallo Stato il riconoscimento di una Fondazione intitolata al padre e di cui egli stesso è presidente. Il terreno per arrivare a questo traguardo (o forse punto di partenza) è stato accidentato e pieno di ostacoli «alcuni dei quali posti ad arte in mezzo alla strada», dicono i dibelliani abituati a trovarsi i bastoni fra le ruote. «Il cammino per continuare l'opera di mio padre adesso sarà più facile - dice Giuseppe Di Bella - grazie alla Fondazione che si occuperà specificamente di sviluppare le linee di ricerca sulle patologie neoplastiche e degenerative. L’iter verso il riconoscimento ha ricevuto l'impulso definitivo anche dopo il successo e l'interesse ottenuto dal recente congresso di Bologna dove scienziati e clinici di fama internazionale hanno finalmente preso in considerazione i princìpi della cura ideata da mio padre. Alcuni giorni fa anche il ministro della Sanità, Sirchia, mi ha scritto confermandomi l’interesse agli atti del convegno». Il fallimento della sperimentazione-Bindi è un capitolo che brucia ancora nello staff del professore morto ultranovantenne. «Una delle finalità principali della Fondazione - spiega ancora il figlio – è quella di dare una risposta chiara, definitiva e scientificamente inattaccabile a tutti i quesiti che la sperimentazione del Mdb, avviata nel 1998, ha lasciato insoluti per le anomalie che l’hanno destituita di ogni significato scientifico». Oggi il fascino e la speranza per i risultati del Mdb sembrano immutati. Non ci sono più le lunghe file di pazienti dinanzi alla villetta dove viveva e lavorava il professore con i capelli bianchi, in via Marianini, a Modena, ma secondo i suoi seguaci almeno 10-15 mila pazienti in Italia seguono ancora oggi la terapia alla somatostatina grazie ad un gruppo di 100-150 medici che portano avanti l'opera avviata dal professore. Il gruppo di camici bianchi è riunito nella Sibor (Società italiana di bioterapia oncologica razionale) che d'ora in poi agirà in tandem con la Fondazione.

Beppe Boni

Il Resto del Carlino 02/07/2004
 
   
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