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Il professore chiuso nella sua casa-studio: "Sono contento così"
"Il mio metodo funziona quelli sono degli ignoranti"

MODENA - "Sono contento...". Nella voce flebile ma ancora ferma dei suoi 86 anni, Luigi Di Bella riesce a far suonare tutta l'ironia possibile. Contento, professore? "Contentissimo. Avevo ragione. E' andata a finire come avevo previsto". Il suo metodo è stato giudicato definitivamente inefficace "Il mio metodo funziona. Loro non hanno né voluto né saputo applicarlo". Di Bella non apre la porta a nessuno. Ma risponde, con poche frasi secche, a una telefonata. Sta dicendo che c'è stata malafede, professore ? "Malafede, di sicuro: per quei signori la sperimentazione doveva fallire. Ma c'è stata anche ignoranza". Quei signori sono oncologi di primo piano, scienziati affermati... "Tra gli oncologi c'è chi non sa leggere una cartella clinica. E anche chi non sa l'aritmetica". È amareggiato? "Niente affatto. Sapevo fin dall'inizio che sarebbe finita così. Me l'aspettavo". Ma allora perché accettò di collaborare alla sperimentazione? "Io ho solo accettato di spiegare, su invito del ministro, tutto quel che sapevo sulla mia teoria. Non ho dato nessuna benedizione". Poi cos'è successo? "Nessuno mi ha più chiesto niente. Hanno fatto a modo loro. Cambiando tutto quello che avevo detto, a cominciare dalla composizione dei farmaci, che è diversa da quella che avevo descritto io". All'inizio si fidava del ministro Bindi "All'inizio". Ed ora? "Tanto piacere, saluti". Che farà adesso? "Quello che ho sempre fatto". E le denunce, i ricorsi alla magistratura? "Non mi interessano. Li faccia qualcun altro, io non c'entro". Visita ancora i suoi malati? "Adesso no, non sto molto bene". Sta lavorando per migliorare il suo metodo? "Non ce n'è bisogno, funziona già benissimo così". Spera che qualcuno prima o poi le dia ragione ? "Non mi interessa. So quel che ho fatto". Ha qualcosa da dire a tutti quelli che avevano sperato che il suo metodo fosse giudicato valido, e ora sono delusi? "Non mi ha mai interessato cosa pensa la gente". E ai malati? "Non ho nulla da dire. Mi dispiace". Hanno ancora molto da dire, invece, i suoi collaboratori più stretti. "Che il ministero non si azzardi a dichiarare chiuso il capitolo Di Bella", ammonisce il figlio Giuseppe, "La sperimentazione è sotto inchiesta, non se lo scordino. Fino a quando tutti i tribunali che stanno indagando non avranno stabilito se è stata corretta, la questione è aperta". Sono le procure della Repubblica la linea del Piave dei dibelliani. Torino, Perugia, Firenze, Roma. E quella piazzaforte che è la pretura di Maglie, dove Carlo Madaro "ha raccolto 500 cartelle cliniche di pazienti curati efficacemente con la terapia di mio padre, che sono la contestazione lampante della validità clinica della sperimentazione". E l'acetone è l'ultima arma da imbracciare. "Non ci interessa se le dosi impiegate nei farmaci della sperimentazione erano o no tollerabili: nelle preparazioni descritte da mio padre l'acetone non ci doveva essere. Invece in quello somministrato da loro c'era. Non l'hanno scritto sull'etichetta, e questo è gravissimo, ma c'era. Lo hanno ammesso. E l'acetone è tossico. E cancerogeno". I pazienti sottoposti a sperimentazione, annunciano le associazioni vicine a Di Bella, porteranno i loro flaconi dai giudici, chiederanno esami clinici, presenteranno "una pioggia di denunce". Ancora Giuseppe Di Bella : "Hanno dato le cifre dei morti. Ma la responsabilità di chi è? Tutti sanno che erano stati reclutati malati in condizioni disperate". Dunque vi opporrete con ogni mezzo alle decisioni del ministero? "Non noi: i malati. I Di Bella ora chiudono". Non prima però, di aver giocato anche l'ultima carta: la tv. Già la prossima settimana Luigi Di Bella potrebbe ricomparire nello studio di qualche trasmissione "non ostile".

di Michele Smargiassi

La Repubblica 14/11/1998
 
   
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