Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

Gratis le altre terapie ma non fanno effetto. Anche il Tribunale ha bocciato la richiesta
«Io, salvata dalla cura Di Bella» . «Ma i soldi sono finiti e lo Stato non la riconosce»

Gira l’Europa inutilmente alla ricerca di chirurghi disposti a operarla, poi approda a Modena, dove viene visitata dal professor Luigi Di Bella, scomparso l’anno scorso. Lui le prescrive una cura per aggredire il “meningioma cerebrale atipico” diagnosticato l’anno prima dall’Istituto “Besta” di Milano e la cui crescita, che le ha procurato anche la diplopia, a tutti sembra inesorabile. Sta meglio subito dopo la cura e all’esame oculistico del 2002 si riscontra un deciso miglioramento della paresi che aveva contratto. Dopo quasi quattro anni da quella visita la paziente, una cinquantaduenne di Recanati, migliora ancora, ma intanto i soldi per l’acquisto dei farmaci si sono esauriti. Fa ricorso al giudice di Macerata, che tuttavia boccia la richiesta, ritenendola infondata, e siamo ai giorni nostri. Ora il suo avvocato, Andrea Nobili di Ancona, non si dà per vinto e in attesa dell’esito del reclamo il cui pronunciamento è previsto per dicembre, si dice disposto ad andare fino alla Cassazione. Si rivela sconcertante il parere medico dell’oncologo dirigente del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Ospedale Umberto I di Ancona che ha steso una relazione clinica sulla malattia della donna. Secondo lui, che “dibelliano” certo non è, la cura Di Bella «può rappresentare una alternativa ragionevole e consigliabile». Vediamo. L’intervento chirurgico costituisce l’unico trattamento possibile per la risoluzione di questa neoplasia, ma nel caso in questione, si legge nella relazione del medico, è stato giudicato «non praticabile sin dalla diagnosi nel 2000, essendo la neoplasia ampiamente estesa in una sede (area parasellare) ricca di vasi e di nervi vitali». La radioterapia, aggiunge, viene ritenuta «priva di alcuna utilità» nel caso specifico. La radiochirurgia, si legge ancora nella relazione, «sarebbe con alta probabilità gravata da neuropatie craniali, deficit neurologici, necrosi ed edema». Peraltro, si prosegue, «sebbene molti farmaci chemioterapici siano stati utilizzati in pazienti con meningiomi, nessuno studio ha dimostrato un reale impatto di tale approccio sulla storia naturale della malattia». È singolare che farmaci chemioterapici ritenuti come in questo caso inutili e dannosi dalla scienza, ottengano il sostegno del servizio sanitario nazionale che li eroga gratis. Mentre un giudice, pur non escludendo che il trattamento Di Bella possa essere stato utile nel caso singolo, per bocciare la richiesta di aiuto di una paziente si basa sulla circostanza che la sperimentazione ministeriale della cura Di Bella (che peraltro non ha sperimentato i meningiomi) si è conclusa con esito negativo. Si fa davvero fatica a escludere l’utilità in questo caso della cura Di Bella, visto che l’oncologo ufficiale di Ancona conclude la propria relazione in modo inquivocabile. Vi si legge: «L’inizio del metodo Di Bella oltre a stabilizzare il quadro strumentale per oltre quattro anni (non segni di progressione alle successive RM encefalo) è associato a un miglioramento del deficit visivo determinato dalla paralisi del muscolo retto laterale dell’occhio sinistro (da compressione della massa sul 6º nervo cranico)». Concusione dell’oncologo: «In assenza della possibilità di praticare l’unica cura, cioè la chirurgia, realmente in grado di contrastare efficacemente il meningioma da cui è affetta la paziente, un approccio conservativo in una neoplasia a lenta cinetica proliferativa mediante la prosecuzione del metodo Di Bella che ha determinato alcuni benefici, può rappresentare una alternativa ragionevole e consigliabile». Già, ma i soldi sono finiti. «Ha già speso cifre enormi per recarsi in cliniche di Francia, Germania e Slovenia e per sentirsi dire dai medici che non se la sentivano non solo di operarla ma neppure di fare un prelievo istologico», commenta l’avvocato Nobili. Il caso non è stato pubblicato su riviste specialistiche e dunque per la scienza vale zero. Intanto l’interessata vuole far conoscere a tutti la propria storia, perché, dice, quella «cura è la sola che mi ha fatto bene e se smetto di curarmi rimarrò paralizzata».

Vincenzo Brancatisano

La Gazzetta di Modena 20/11/2004
 
   
indirizzo di questo documento: http://www.atsat.it/articolo.asp?id_articolo=635
   
<<:: Torna alla versione per schermo

AVVERTENZA: L'associazione A.T.S.A.T. non assume alcuna responsabilità nel caso di eventuali errori contenuti negli articoli o di inesattezze in cui fosse incorso nella loro riproduzione sul sito. Tutte le pubblicazioni su ATSAT.it avvengono senza eventuali protezioni di brevetti d'invenzione; inoltre, i nomi coperti da eventuale marchio registrato vengono utilizzati senza tenerne conto.