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Medici, politici e Vaticano riaprono il caso Di Bella

"Trascurare la mia terapia comporta la sofferenza e la morte. O si desidera davvero la salute e la vita, oppure si resta indifferenti. O si accetta questo principio o lo si respinge. Il problema è tutto qui". In un'intervista al Corriere della sera, Luigi Di Bella, prof modenese al centro da anni di una furente polemica sulla sua cura anti cancro, difende la terapia basata su un cocktail di farmaci, alternativa alla chemio. La decisione del governatore della Regione Lazio di concedere una seconda chance alla cura, apre probabilmente una nuova fase: "L'iniziativa di Storace non è improvvisa e casuale, - afferma Di Bella - ma un passo avanti consentito dalle conclusioni del convegno scientifico di Roma a febbraio. Trattato con la chemio il tumore del pancreas ha il 4% di sopravvivenza dopo 6 mesi, mentre noi arriviamo al 35-40% dopo 2 anni. E - conclude - bisogna ascoltare le testimonianze dei pazienti". Ordine medici. "Non abbandonare le cure secondo la medicina tradizionale e non avventurarsi in terapie la cui efficacia non è stata dimostrata". E' l'invito che il presidente dell'ordine dei medici, Giuseppe Del Barone, fa a tutti coloro che sono in terapia oncologica. Secondo Del Barone "non bisogna dimenticare che la sperimentazione della cura ideata dal medico modenese, effettuata dal ministro Bindi nel 1998, non evidenziò risultati validi dal punto di vista terapeutico". "Il futuro potrebbe mutare le risposte? Se ne riparlerà - conclude il presidente Fnom - in questa non probabile evenienza". Osservatore romano. "Se rispondono al vero i risultati della sperimentazione nessuno ha il diritto di alimentare illusioni di possibili guarigioni". Sull'affermazione di Storace. scrive il giornale, "piovono critiche, da sinistra, e sostegni, da destra". "Comunque sia - commenta il quotidiano vaticano - se rispondono al vero i risultati della sperimentazione, nessuno ha il diritto di alimentare illusioni di possibili guarigioni. Di fronte a patologie tanto gravi è doveroso pensare prima di tutto agli ammalati, persone verso le quali occorre un supplemento di assistenza, di tutela, di rispetto". I seguaci del prof. Dall'entourage del prof. Di Bella viene diramato un comunicato critico nei confronti di Rosy Bindi, ex ministro della sanità, che ha definito «barbarie scientifiche» la cura del medico modenese. Per la Bindi le riviste scientifiche avrebbero riconosciuto al ministero italiano di aver condotto con serietà la sperimentazione. Falso affermano, il gruppo di persone vicine a Di Bella, visto che il British Medical Journal del 23 gennaio 1999, contestò in un caustico editoriale del prof. Marcus Mullner la progettazione e la conduzione dello studio deciso dal ministro della Sanità italiano. «La Bindi- prosegue il comunicato - ignora che la comunità scientifica internazionale si è più volta accorta dell'efficacia della terapia Di Bella « .

La Gazzetta di Modena 13/11/2001
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