Rassegna stampa

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Otto anni fa il provvedimento del pretore di Maglie, Madaro che impose alle autorità sanitarie la somministrazione della somatostatina Nel 1998, quattro mesi di test compiuti dall'Istituto superiore di sanità poi la bocciatura della terapia, gli esposti, l'epilogo giudiziario
Di Bella, speranze e polemiche per una cura

ROMA - L'intenzione del ministro della Salute, Francesco Storace, di istituire un comitato d'esperti che verifichino la possibilità di inserire la somatostatina nella fascia A del prontuario, fa parlare di nuovo della cura Di Bella, spunto di animate polemiche, dopo circa otto anni e una sperimentazione dall'esito negativo (su 386 pazienti arruolati, 298 sono morti e 11 persi all'osservazione). La vicenda cominciò nel dicembre 1997, quando il pretore di Maglie, Carlo Madaro, impose alle autorità sanitarie della Puglia di somministrare la somatostatina ai pazienti che seguivano la cura del professor Luigi Di Bella. Ricorsi dello stesso tipo si moltiplicarono in breve tempo in tutta Italia. L'allora ministro della Sanità, Rosy Bindi, allertò gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico affinché si preparassero a una sperimentazione. La Commissione oncologica nazionale si riunì per stabilire gli undici protocolli per i test, che comprendevano alcune sostanze alla base della cura. La terapia, secondo la formulazione dell'anziano medico modenese, si basava su un cocktail di vitamine (betacarotene, alfa tocoferolo, acido retinoico), ormoni (somatostatina, melatonina) e alcuni antitumorali usati nella terapia tradizionale. I test cominciarono il 3 marzo 1998. Dopo neanche quattro mesi, furono definiti "inefficaci" dall'Istituto superiore di sanità. Una decisione che scatenò polemiche e esposti alle procure, per verificare il contenuto dei farmaci utilizzati nei test. Nel novembre 1998, l'Associazione dei pazienti curati con la terapia Di Bella (AIAN) dichiarò "tossico e cancerogeno" il preparato usato nei test. Nello stesso mese, sulla base dei dati completi di tutti i protocolli, risultò che l'esito della sperimentazione era stato negativo. Nel giugno 2000 la vicenda ebbe anche un epilogo giudiziario, quando la sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura censurò il pretore Madaro per uso strumentale dell'attività giudiziaria per fini politici. Da quel momento, sulla vicenda sembrò cadere il silenzio. L'interesse non si riaccese nemmeno in occasione della morte del fisiologo, nel luglio 2003. Lo stesso Di Bella sentiva di non avere molti seguaci: "Gli unici a collaborare sinceramente - aveva detto in un'intervista, qualche anno prima - sono quei pochi, umili, oscuri medici che hanno applicato e applicano realmente il mio protocollo senza sete di guadagno". Sulla terapia Di Bella è tornato, lo scorso marzo, l'ex ministro della Salute Girolamo Sirchia, dichiarando che sui risultati della sperimentazione è stata avviata una seconda istruttoria, tuttora in corso presso il Consiglio superiore di sanità. "Finché non si sia dimostrato che ci sono stati vizi di analisi nella prima istruttoria - aveva detto Sirchia - nessuno è autorizzato a utilizzare la terapia, tanto meno le Regioni e con i soldi del Servizio sanitario nazionale".

La Repubblica 05/05/2005
http://www.repubblica.it/2005/e/sezioni/cronaca/stodibel/diberiepi/diberiepi.html  
   
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