Diritto e Giurisprudenza

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Operazione Last Hope: annullata l’ordinanza. Torna in libertà l’avvocatessa

Bari – Annullata l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Trani, Michele Nardi, che portò l’8 marzo scorso all’arresto dell’avvocato Maria Cataldo accusata di associazione a delinquere finalizzata a una presunta truffa nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale nell’ambito dell’operazione denominata “Last Hope” condotta dalla Gurdia di Finanza di Andria. E’ questa la decisione del Tribunale della Libertà di Bari che ha ordinato l’immediata remissione in libertà dell’avvocato barese dopo la camera di consiglio. In accoglimento dei motivi posti a base del riesame dal difensore dell’Avv. Cataldo, l’avvocato Francesco Romita, i tre giudici baresi hanno depositato le motivazioni. «Come si evince dall’intestazione dei ricorsi presentati al Giudice civile dall’avvocato Maria Cataldo (finalizzati all’ottenimento per i malati terminali dei farmaci rientranti nel protocollo Di Bella) i ricorrenti indicano espressamente la propria residenza in un luogo diverso rispetto a quello in cui dichiarano di domiciliarsi ai soli fini processuali. Il tutto in perfetta aderenza con il combinato disposto degli articoli 47 cc e 30 cpc che espressamente attribuisce loro tale facoltà (...) detta domiciliazione risulta ammissibile proprio da un punto di vista logico giuridico. Ai fini della tutela del diritto alla salute e dei diritti fondamentali della persona non assume rilevo alcuno il collegamento territoriale tra il soggetto infermo e la struttura sanitaria in base al generale principio di libertà di scelta del luogo di cura». E aggiunge, sempre con riguardo alla domiciliazione, «che rientra nell’ambito di una strategia processuale se non addirittura nell’esercizio di un diritto, e come tale, non si presta ad acquisire la connotazione negativa, degli artifici e dei raggiri, richiesta dall’articolo 640 cp contestato». «Come già dichiarato al momento dell’arresto – afferma l’avvocato Francesco Romita – non avevamo dubbi che l’innocenza della Cataldo sarebbe emersa in tutta la sua evidenza sin dalle indagini preliminari. Non possiamo che rammentarci del fatto che, pur avendone avuto la possibilità dopo aver ascoltato le spiegazioni offerte nel corso dell’interrogatorio di garanzia dell’indagata, il gip del Tribunale di Trani non abbia colto l’occasione per ripensare un’ordinanza che nei confronti dell’avv. Cataldo non aveva alcuna ragion d’essere, come ha stabilito il Tribunale della Libertà di Bari in sede di riesame. Ciò che ha subìto la collega Cataldo – continua l’avvocato Romita – e mi riferisco al linciaggio morale cui è stata sottoposta, è ancor più grave sol che si consideri con quanta facilità possano adottarsi provvedimenti limitativi della libertà personale in assenza dei requisiti previsti dalla legge, anche nei confronti di soggetti che per la loro funzione e professione dovrebbero costruire il baluardo delle garanzie di libertà dei cittadini, essendo incaricati ogni giorno di difedere giudizialmente i loro diritti innanzi all’autorità giudiziaria. Riteniamo – conclude l’avv. Romita – che per il pubblico ministero, A. Savasta, si aprono nuovi (e doverosi) orizzonti investigativi ben più ampi di quelli finora mirati e, ci si augura, ispirati dalla ricerca della verità più che da esigenze mediatiche». L’avv. Cataldo aggiunge: «Sono stata arrestata perché facevo l’avvocato. Tutto questo è assurdo e non abbisogna di particolari commenti». L’Ordine degli avvocati di Bari ha deciso di non procedere all’emissione di provvedimento disciplinare a carico del legale.

La Gazzetta del Mezzogiorno 01/04/2005
 
   
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