Rassegna stampa

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La riscossa del Metodo Di Bella

L’appello del professor Giuseppe Di Bella, figlio del più famoso Luigi, è rivolto a tutte le forze politiche: «Il Metodo Di Bella venga nuovamente preso in esame - è la richiesta che avanza - dopo che migliaia di pubblicazioni scientifiche in tutto il mondo ne hanno attestato la validità e la bontà». In Italia alla cura anti-cancro "inventata" da suo padre non andò bene: tutti si ricordano le speranze che sollevò, le polemiche e gli attacchi da parte dell’establishment medico farmaceutico nazionale, la sperimentazione ufficiale che finì come finì e sulla cui rigorosità aleggiano tanti interrogativi. Ma le sperimentazioni sull’efficacia antitumorale della somatostatina e degli altri componenti del famoso Mdb (il Metodo Di Bella, appunto) non si sono per questo fermate, né in Italia (con molta fatica) nè in giro per il mondo. «Il professor Schally, premio Nobel per la medicina, è giunto alle stesse conclusioni di mio padre in uno studio pubblicato nel 1998 - spiega Di Bella - esattamente vent’anni dopo la relazione fatta da mio padre ad Amsterdam nel '78». «La rivista è lì a confermare le sue conclusioni con vent’anni di ritardo, eppure il Nobel andò a lui...», aggiunge con una punta di amarezza. Professor Di Bella, nonostante centinaia di ricerche scientifiche a livello mondiale diano sostanzialmente ragione a suo padre, la cura Di Bella in Italia resta tabù. Come mai? «La verità è che alle grandi multinazionail farmaceutiche il Mdb non interessa per questioni economiche, essendo la chemioterapia ai primi posti del loro fatturato. Ma di fronte all’evidenza scientifica ormai acclarata, è il politico che deve entrare in gioco, e difendere il cittadino dai soprusi di cui è vittima per mano del potere accademico e finanziario: in passato il potere politico ha impedito l’accesso del malato alle molecole antitumorali. È giunto il momento di cambiare atteggiamento». Dal punto di vista accademico non è cambiato proprio nulla in questi ultimi anni? «In teoria sì, se è vero che il testo più importante di clinica medica italiana, il Teodori, ha inserito la somatostatina fra i farmaci antitumorali». Poco fa diceva del potere accademico, politico e finanziario, coalizzati in danno dei malati di tumore... «Ricordo che pochi anni fa, sotto la presidenza del comunista Garattini, la Commissione unica del Farmaco fece un provvedimento per togliere la somatostatina dalle farmacie. E adesso la sua efficacia anti-tumorale è confermata a livello mondiale. Viene da dire che quando la sinistra arriva al potere diventa la serva più fedele delle multinazionali...». Intanto le conferme a livello mondiale non mancano... «Abbiamo fatto un congresso a maggio dell’anno scorso con oncologi da tutto il mondo che hanno certificato come le molecole usate nel Mdb sono sottovalutate dalla scienza ufficiale e scarsamente usate nella cura dei tumori. E una trasmissione di “Porta a porta” che avrebbe dovuto tenersi il giorno dopo non andò mai in onda dopo un intervento della Società italiana di oncologia». In Italia dunque manca qualsiasi sperimentazione sul Mdb? «No, abbiamo creato una fondazione ad hoc, la Fondazione Di Bella, proprio per finanziare questi studi. Il professor Jacobelli di Chieti è un caso emblematico: sta seguendo la nostra sperimentazione avendo come obiettivo primario la sopravvivenza dei pazienti confrontata con la sopravvivenza "storica" a seguito delle cure tradizionali. I risultati sono molto incoraggianti: il tumore al pancreas che ha una sopravvivenza a sei mesi dalla diagnosi per il 7,4%, dei pazienti, con la sperimentazione arriva a due anni». Siete soli in questo progetto? «No, c’è una clinica oncologica nazionale che sta facendo la verifica dei dati e alla fine farà l’elaborazione statistica. La cosa grave però è che Jacobelli ha iniziato uno studio sulla somatostatina con i fondi dell’Università, perché nessuno l’ha sponsorizzato. Non solo, non gli hanno dato nemmeno i campioni di farmaco, e alla fine ha dovuto ridurre i pazienti da 300 a 50 per mancanza di fondi. La nostra Fondazione serve appunto per finanziare gli studi su molecole fondamentali che sono orfane di sovvenzioni da parte delle aziende farmaceutiche. E qui subentra il politico: se il fatto è questo, che la somatostatina funziona e che ci sono migliaia di protocolli scientifici che lo dimostrano, allora per quale motivo le commissioni ministeriali mi devono tenere bloccata una sostanza che è fondamentale?». Le esperienze con il mondo politico dell'epoca della sperimentazione ufficiale non furono delle migliori... «Pensi che l'allora ministro della Sanità, Rosa Russo Jervolino, aveva messo la somatostatina a 516mila lire la fiala, quando la materia prima costava tremila lire. Adesso due ditte la fanno come farmaco generico e costa sui 16 euro a fiala». Quanta ne serve a un malato per la cura? «Una fiala da 3 milligrammi è la dose giornaliera». In giro per il mondo qual'è la situazione? «A scacchiera, ma qua e là la somatostatina la stanno usando... La Commissione ministeriale Usa ha approvato l’uso della somatostatina per alcuni tumori, come quello al fegato. Intanto però continua la mistificazione sulla chemioterapia e la gente continua a morire. Per fortuna a volte qualcuno, come der Spiegel, dice la verità». Cioè? «Che la chemioterapia è un miscuglio di veleni che uccidono le cellule, quelle malate ma anche quelle sane, e non agiscono sulla causa del tumore» Qual è la causa secondo lei? «Uno squilibrio biologico che la chemio alla fine può solo accentuare, debilitando l’organismo in tutti i suoi settori fondamentali di contenimento». Il ministro Sirchia cosa dice? «In base a queste evidenze scientifiche ha chiesto al presidente del Consiglio superiore di Sanità di rivedere i concetti della terapia ripartendo da alcuni tumori, in particolare da sarcomi, linfomi e leucemie linfoblastiche. La commissione già insediata». Qualcosa si muove insomma... «Sì, per forza anche se gli attacchi non cessano, In luglio qualcuno aveva cercato di rifare la manovra di Garattini, togliendo la somatostatina dalle farmacie e rendendola solo ospedaliera. Alcuni parlamentari tra cui Cesare Ercole della Lega e alcuni di An fecero un "question time" chiedendo a Sirchia di far rientrare il provvedimento. E così fu». Intanto è in atto una raccolta di firme per far sì che la somatostatina sia dispensata dal Sistema sanitario nazionale per ogni tipo di tumore. Come sta andando? «Molto bene, siamo già a quota diecimila in Lombardia e poco meno in Emilia. E tra un po' inizierà anche in Veneto. Chi volesse firmare può chiedere il modulo al "Circolo 2000" di Varese. La petizione con le firme la presenteremo al governo, alla Casa delle libertà e in particolare ai parlamentari che si sono sempre occupati della questione, come Alessandro Cè e Cesare Ercole».

Roberto Pich

La Padania 16/01/2005
 
   
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