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Via ai controlli sulla qualità e la speranza di vita dei pazienti
Cura Di Bella, nuova sperimentazione

Riparte la sperimentazione della cura Di Bella. E si comincia con un’analisi della sua presunta efficacia sui linfomi. Poi i ricercatori studieranno sarcomi e leucemie. Lo ha rivelato Mario Condorelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, organo consultivo del Ministero guidato da Francesco Storace che ha deciso di vederci chiaro nella sperimentazione già bocciata nel 1998. Il gruppo di esperti era stato nominato dall’ex ministro Sirchia, che aveva annunciato l’apertura di un’istruttoria sulla vecchia sperimentazione. Il gruppo, confermato dal ministro Storace che sembra voler andare al sodo, ha già preparato le schede di verifica sulla base dei principi della Good Medical Practice. Le schede, ha precisato Condorelli, serviranno per il confronto dei dati clinici di oltre 200 pazienti che secondo il medico Giuseppe Di Bella, figlio del fisiologo modenese ideatore della terapia, sarebbero guariti grazie alla cura del padre. Ma i dati clinici di questi pazienti non sono ancora a disposizione degli esperti. Non è chiaro, inoltre, se al nuovo studio sulla Mdb, destinato a far riesplodere le polemiche in tutto il mondo, saranno applicati i criteri interpretativi già utilizzati nel 1998, basati sulle cosiddette Risposte Obiettive (riduzione drastica e repentina del tumore) oppure se saranno applicati criteri più coerenti con la filosofia terapeutica innovativa di Di Bella, secondo cui col cancro in molti casi si deve convivere, tesi avanzata solo di recente pure da Umberto Veronesi e altri oncologi. In questo caso la terapia potrebbe essere testata su pazienti non più responsivi alle validate terapie tradizionali per valutare, per ora, l’eventuale più lunga e migliore sopravvivenza dei malati. Intanto si registrano alcune reazioni a Napoli. Sabino De Placido, docente di Oncologia medica alla «Federico II», è caustico: «Non è accettabile - tuona - alimentare false speranze per cure prive di scientificità». La somatostatina, il farmaco più noto della Mdb, viene contestata per una presunta assenza dei suoi recettori nel corpo umano. Di parere opposto l’oncologo Francesco Cremona, ricercatore presso il centro «Pascale» di Napoli, già sede della bocciata sperimentazione: «Una revisione critica dei dati della sperimentazione - annuncia - è secondo me legittima. Recettori per la somatostatina sono presenti in tutti i tumori. E prese singolarmente, le sostanze della terapia proposta da Di Bella hanno un effetto anticancro». Il caso Di Bella, che cova sotto la cenere dal 1973, è così riesploso.

di Vincenzo Brancatisano

La Gazzetta Di Modena 26/05/2005
 
   
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