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DI BELLA - Intanto un altro giudice ordina «Terapia gratis a quel malato»

Il Tribunale di Trani ha ordinato alla Asl di Barletta di fornire la terapia Di Bella gratis a un paziente affetto da tumore all’intestino che «non consente trattamenti chirurgici, terapie chemioterapiche tradizionali o radianti». Per il giudice l’esito negativo della prima sperimentazione della Mdb «sembra basarsi su valutazioni di carattere statistico che non escludono singole reazioni positive all’utilizzazione del metodo sperimentato, tant’è che è stata garantita la prosecuzione del trattamento ai pazienti stabili fino all’eventuale progressione della malattia ovvero ad altra causa di sospensione prevista». Il Tribunale fa riferimento all’Ordinanza del 20 novembre 1998, con la quale, nel consacrare la bocciatura della cura Di Bella, l’ex ministro Bindi ne ordinò la prosecuzione gratuita a favore dei tanti pazienti che durante la sperimentazione avevano ottenuto sensibili miglioramenti. Ma non fu mai chiaro come, una cura «inequivocabilmente inefficace» e tossica (anche questo decretò il verdetto ministeriale), fosse riuscita a creare nello stesso tempo benefici a un gran numero di pazienti, ritenuti incurabili. Il medico pugliese, basandosi sulla propria casistica, aveva sostenuto che «ai fini di un’aspettativa di vita più lunga e dignitosa, l’unica via terapeutica praticabile al momento consiste nell’adozione cura Di Bella». Si consolida così la giurisprudenza favorevole al diritto d’accesso gratuito alla Mdb e con ciò si aggrava lo sconcerto dell’opinione pubblica che non comprende il motivo per cui, a fronte della totale inutilità di una cura decretata dalla comunità scientifica, migliaia di pazienti continuino a testimoniare benefici. La spiegazione è semplice. Secondo i criteri internazionali usati nella sperimentazione Di Bella, la cura avrebbe avuto successo solo se avesse ridotto drasticamente (di oltre il 50% della massa), e in poche settimane, i tumori osservati. Solo con questo esito positivo, pensato però per le terapie aggressive ma incompatibile - spiegano alcuni scienziati - con le terapie biologiche citostatiche di lungo periodo come la Mdb, si sarebbe poi svolta la sperimentazione vera e propria, basata su un confronto tra pazienti sottoposti a diverse terapie. Ma bocciato il pre-esame e così mancando l’atteso confronto, non è stato mai dimostrato se nel caso specifico un malato trae maggior giovamento dalla Mdb, dalle cure tradizionali o, soprattutto, dalle «non terapie» cui sono condannate migliaia di pazienti ritenuti incurabili.

di Vincenzo Brancatisano

La Gazzetta Di Modena 26/05/2005
 
   
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