Rassegna stampa

< C L I C C A  P E R  S T A M P A R E  >

Una "riflessione-provocazione" di Antonio Panti, presidente dell'Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Firenze, sulle dichiarazioni di Storace in merito alla cura Di Bella.
Storace e il Caso Di Bella. Ovvero quando i problemi incombono, meglio parlare del nulla

Il neo Ministro alla salute, Francesco Storace, non pago del deficit della sanità laziale, appena insediato ha dichiarato la ferma volontà di riesumare la terapia Di Bella, ponendone i costi a carico del SSN, "per non togliere la speranza". Su questa posizione del neo ministro vorrei lanciare una mia riflessione-provocazione. Fa parte dell'arte medica non abbandonare mai la speranza né la consolazione del malato. Ma - mi domando - questo è un compito insito nella prassi millenaria della medicina o fa parte dei celebrati LEA - Livelli essenziali d'assistenza? Se non andiamo errati il bilancio del SSN fa acqua da tutte le parti e sono minacciate di taglio anche prestazioni assolutamente indispensabili. Perché allora quest'annuncio? Un tipico comportamento di molti politici italici usi a sostituire i programmi con gli spot pubblicitari? Può essere, anzi sembrerebbe l'interpretazione più probabile. Tuttavia la proposta del neo ministro mi induce ad altre considerazioni, che prego i lettori di concedermi, e che mi portano a leggerne l'uscita come un atto di fede nei confronti del piccolo genio italico che, rubando tempo alla notte, scopre ciò che i potenti mezzi economici e strumentali delle grandi multinazionali del farmaco non avevano neppure sospettato. Purtroppo quel tempo è finito, scoprire qualcosa di nuovo richiede ingenti investimenti, e, inoltre, i farmaci del cosiddetto cocktail Di Bella sono conosciuti da tempo e studiati in ogni risvolto. Il Ministro forse ignora i risultati di molteplici ricerche per le quali lo Stato ha già speso miliardi invano, ignora la morte di alcuni pazienti che avrebbero potuto aver diverso destino se non si fossero convinti a lasciare la medicina tradizionale, e lancia un altro spot per distrarre gli italiani! Nessun medico ragionevole nega il valore del placebo e sottovaluta l'assistenza umana e il senso della fiducia e della speranza offerto ai pazienti e ai familiari di fronte a situazioni drammatiche. Quel che non può essere negato è il valore dell'efficacia nelle scelte allocative del SSN, quel che è da biasimare è la falsa speranza quando, come in questo caso, l'illusionista rischia di essere lo Stato. Talora, in certi casi, alcune Regioni concedono i farmaci del cocktail Di Bella sotto forma di prescrizione compassionevole. Facilmente si comprendono le difficoltà delle ASL che non desiderano finire sul giornale. Ma almeno in tal modo ci si limita a aiutare il singolo caso, senza incidere sui LEA. Vogliamo ricordare infine che i medici, per legge e per contratto, sono costretti al rispetto del budget e dei vincoli di spesa. Se i principi sono la speranza e la libertà di scelta, non si rischia l'assurdo di accollare allo Stato anche qualsiasi forma di pur comprensibile consolazione? Nota di A.T.S.A.T.: Pubblichiamo, per dovere di informazione, questo polemico intervento, tratto dal forum della Federazione degli Ordini Medici. Le argomentazioni, per altro deboli e opinabili, anche se assolutamente legittime, sono facilmente contraddicibili e non aggiungono niente di nuovo, a quanto vanno dicendo da anni gli avversari del Metodo di Bella.

Antonio Panti - Presidente OMCeO Firenze

Federazio ne Nazionale Ordini Medici Chirurgici e 30/05/2005
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